di Luca Pioli 

Dal 1 Gennaio 2016 anche in Italia verrà applicata la BRRD (Bank Recovery and Resolution Directive), la direttiva Europea del bail-in (traduzione economica: salvataggio dall’interno) che stravolgerà il mondo bancario. Questa norma porterà ad una modifica nella struttura della banca come noi la conosciamo. L’ancora esistente sistema (il bail-out) prevede il salvataggio di un’istituzione (comprese le banche) che si trovi in situazione di insolvenza. Questo salvataggio avviene tramite un’assistenza finanziaria a carico del bilancio pubblico. In poche parole: se una banca si trova in crisi sarà compito dello stato finanziare il buco di liquidità creato dalla stessa; e a rimetterci, ovviamente, sono i contribuenti. Tra il 2008 ed il 2010, gli anni in cui la crisi economica è esplosa, molti interventi di questo tipo sono stati attuati sia in USA che in Europa creando gravi scompensi nei bilanci pubblici, scompensi che hanno peggiorato ancor di più la crisi finanziaria.

Al contrario del suo predecessore il bail-in non andrà più ad intaccare i bilanci pubblici nel caso in cui vi sia situazione di insolvenza, ad esempio: nell’ipotesi in cui una banca si trovi in situazione di crisi (come la Montepaschi qualche anno fa) e l’azzeramento del capitale non fosse sufficiente a far fronte alle spese, non sarà più compito dello Stato coprire i buchi lasciati dall’istituto bensì sarà la stessa banca ad occuparsi di trovare la liquidità necessaria per sopperire ad un eventuale debito. Ed in che modo troverà il denaro necessario? Semplice, andando ad intaccare il capitale degli investitori, ma non solo. Sempre ipotizzando una banca in difficoltà economica verrà effettuato il prelievo “forzoso” in primis agli azionisti del suddetto istituto, poi ai creditori (come ad esempio i possessori di obbligazioni) ed infine ai risparmiatori, ma solamente a coloro che posseggono un conto con una cifra superiore ai 100.000€. Se però parliamo di un conto cointestato la soglia dovrà superare i 200.000€. Nel caso in cui la banca non fosse ancora riuscita a colmare i debiti sarà allora il turno del fondo di garanzia dei depositi, che contribuisce al bail-in al posto dei depositanti protetti. Quindi l’intervento statale sarà all’ultimo posto di questa “gerarchia”.

La procedura di salvataggio della banca viene seguita e gestita dalla Banca d’Italia, chiamata a risolvere la crisi. Il ruolo di Bankitalia diventa centrale, dal momento dell’indicazione del commissario chiamato a guidare la fase di crisi dell’istituto di credito, sino alla chiusura del procedimento. Alcuni definiscono questa direttiva come un furto “legale” che ha il solo scopo di favorire le banche. E’ chiaro che con il bail-in le banche saranno più propense ad eseguire manovre rischiose con la consapevolezza di avere comunque le spalle coperte dal cosiddetto “risanamento interno”. Così per le banche non esisterà più il rischio d’investimento, mica male! Questa innovazione ha già creato molteplici polemiche, ma a pensarci bene: cambierà davvero così tanto? Tralasciando il fatto che d’ora in avanti le banche avranno la sicurezza della copertura finanziaria e che grazie a questa potranno eseguire movimenti spregiudicati, analizzando la novità con gli occhi del cittadino: se prima a coprire il buco lasciato da un istituto era lo Stato, e di consequenza i contribuenti, ora a pagare saranno comunque questi ultimi, ma solo dello specifico istituto nel quale hanno deciso di versare il loro denaro. Infondo bail-in o bail-out sarà sempre compito del cittadino coprire i buffi creati da banche dedite a speculare senza ritegno per riuscire ad accumulare fino all’ultima briciola dello sporco e bastardissimo dio danaro.