Quando fra persone ci si presta dei soldi senza riaverli indietro si commettono degli errori di valutazione morali. L’eccessiva propensione alla generosità potrebbe condurre a situazioni di questo tipo. La reazione sarà alquanto prevedibile: all’inizio la rassegnazione farà da protagonista, constatato il fatto che quei soldi sono persi per sempre. Successivamente, tenendo fede alla razionalità del soggetto economico, si incomincerà ad essere meno generosi.

Nel settore creditizio le cose stanno diversamente. Quando un banca concede un credito e questo diventa inesigibile è stato sicuramente commesso un errore. Ma non si tratta di un errore morale: è un errore prima di tutto tecnico valutativo, indice del fatto che le proprie mansioni professionali sono state svolte con criteri inadatti. Naturalmente esistono delle eccezioni soprattutto in presenza di difficoltà sistemiche. In secondo luogo l’errore può addirittura arrivare ad essere deontologico: molto spesso, soprattutto quando settore bancario e politica si incontrano, l’inesigibilità è prevedibile aprioristicamente.

Quando un privato cittadino non ottiene i soldi prestati non ha alcun tipo di veicolo consolatorio; le banche sì. E non si tratta dell’ormai demodé ricapitalizzazione.Dagli anni 90′ in poi, ad incrementare la propensione all’azzardo morale degli istituti di credito è stato creato un nuovo strumento: la bad bank. Una bad bank è un società veicolo in cui confluiscono crediti tossici: si parla di crediti che hanno un valore  aleatorio e molto inferiore rispetto a quello iniziale, a causa del cambiamento della situazione economica del debitore. Sono crediti la cui esigibilità è altamente incerta, se non compromessa.

Con questo strumento i titoli tossici sarebbero ripuliti, arrivando addirittura a prospettare un utile dal reinserimento degli stessi sul mercato. Come si fa a pulire un titolo tossico? Semplice, con delle garanzie. Di che tipo? La risposta è altrettanto semplice: pubbliche. Se un titolo diventa tossico è il mercato a giudicarlo tale. Può allora il mercato, sempre in virtù del postulato della razionalità dei soggetti che vi partecipano, farsi carico della sua pulizia?

Secondo il ministro Padoan sì. La sua proposta di bad bank è il più possibile “orientata verso il mercato”. Proprio in questi giorni, il vertice del Palazzo delle Finanze sta proponendo ai membri della Commissione europea un piano di istituzione di una bad bank  per risolvere il problema dei crediti inesigibili, che in Italia corrispondo al 16,7% di quelli concessi. E c’è chi parla di stabilità del sistema. La Commissione è scettica soprattutto per quel che riguardo il prezzo dei titoli. Il ministro conferma la natura market-oriented del piano: «il prezzo sarà determinato quando ci sarà uno scambio fra domanda e offerta, solo allora potremmo saperlo, in questo momento non posso dire altro, si tratta di scegliere un meccanismo che faciliti gli scambi».(1)

Lo scetticismo della Commissione è personificato dal commissario alla concorrenza Vestager. Bruxelles è sempre stata inamovibili sul dovere di non ingerenza pubblica nei default privati. Se il piano dovesse andare in porto si parla di un probabile ruolo che verrà svolto dalla Bei, la Banca europea per gli investimenti, fino ad oggi meglio nota come il CNEL lussemburghese: presente nei trattati, assente nella realtà economica continentale. Padoan spera di passare dall’interventismo pubblico nazionale a quello comunitario, ritrosie a parte. Comunque andranno le cose anche questa volta vi sarà una deresponsabilizzazione bancaria: dove sono gli accantonamenti per rischi e svalutazioni?

Non ci sono più, si sono trasformati. In che cosa? Utili, naturalmente.

(1) http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-01-14/bad-bank-bruxelles-italia-ci-ha-inoltrato-piano-informale–131345.shtml?uuid=ACQ2kz9B&refresh_ce=1