Brexit chiama. Pochi giorni ancora, stiamo arrivando al countdown finale. Gli animi sono visivamente inquieti ed i muscoli irrigiditi. L’ansia più grande è ovviamente quella dei filo europeisti. Due in generale sono le paure più grandi: da una parte il “salto nel vuoto”, dall’altra “l’esempio” da seguire.

Il salto nel vuoto è quello di chi, come la Gran Bretagna, potrebbe uscire per prima da questo corpo sifilitico e finanziario che è l’Unione Europea. Il dubbio infatti sembra essere lo stesso di chi si chiede cosa vi sia dopo la morte; mistero, tutti dicono. Uscire dalla UE però non è affatto la morte, visto e considerato che proprio questa paura dell’ignoto è stata l’unica arma di ricatto con la quale a Bruxelles e Berlino hanno tenuto e tengono sotto scacco i popoli europei. Cosa succede dopo il salto? Prosperità per l’Inghilterra. Come esserne così sicuri? Perché in questa Europa non vi è nulla da guadagnare, e lo abbiamo visto bene, e sentito sulla nostra pelle, negli ultimi anni. Facciamo qualche banalissimo esempio: nel 1988, dunque prima di firmare Maastricht, ci veniva raccontato che con l’Unione Europea ci sarebbero stati in tutto il continente nuovi posti di lavoro, dai 2 ai 5 milioni di occupati in più. Ebbene, premesso che anche 5 milioni di occupati, se spalmati sugli attuali 28 Stati che compongono la UE, sarebbero ben poca cosa, comunque delle due è avvenuto il contrario; solamente in Italia dal 2008 ad oggi i disoccupati (e non gli occupati) sono aumentati da 1,7 a 3,5 milioni, ossia raddoppiati. Lo stesso fenomeno è avvenuto in tutti gli altri paesi eurodotati.

Già, ma non in Gran Bretagna! Essa infatti non prese mai in tasca l’incriminata moneta, preferendo di gran lunga tenersi la propria. Risultato? Seppure sia stata la prima a crollare sotto il peso della crisi americana (l’economia britannica poggia quasi esclusivamente sui servizi finanziari), è stata la prima ad uscirne, proprio perché ha potuto svalutare a piacimento la sterlina. “Beh”, dirà qualcuno, “proprio perché fanno già come par loro perché dovrebbero uscire dall’Europa?”. Perché i danni della Ue non si fermano all’euro. Trovandosi (e trovandoci) in un’area “di libero scambio”, non esiste protezione alcuna per i beni nazionali, né grande controllo ed attenzione sui prodotti in entrata. Lo stesso dicasi per i lavoratori, per quanto in Gran Bretagna facciano qualcosa di sacrosanto e che purtroppo da noi suonerebbe tremendamente “xenofobo”: nel concedere un lavoro viene data la priorità ai cittadini inglesi e soltanto in seconda battuta agli stranieri. Rimanere nella Ue significa pure adempiere alle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, e quindi alle liberalizzazioni e privatizzazioni che ne conseguono; significa ancora lasciar decidere ad una autorità sovranazionale quali debbano essere le politiche locali, sul piano economico, sociale, fiscale; significa entrare nel Trattato Transatlantico (TTIP) o in quello con il Canada (CETA), qualora dovessero essere siglati; significa, riassumendo, perdita totale e definitiva di sovranità, e morte di un popolo. La Gran Bretagna (e tutti gli altri Stati appresso a lei) deve dunque uscire dalla Ue. Ecco allora la paura dei pro-Ue: l’esempio.
Se l’Inghilterra uscisse rappresenterebbe un clamoroso precedente, tale da rafforzare e spingere anche altre Nazioni ad abbandonare il castello di carte europeo; una volta usciti infatti, gli inglesi svelerebbero l’arcano, toglierebbero il velo di Maya dagli occhi di chi teme il “salto nel vuoto”: non un pozzo senza fondo, perché si tratterebbe di un salto di pochi metri e di comodo atterraggio. Se aprissimo gli occhi, scopriremmo che l’acqua è salata. Il vero problema di fondo, ad ogni modo, è un altro. Persi in mezzo alla diatriba “pro e contro”, non ci siamo soffermati sulla vera oscenità del dibattito su Brexit, sul fatto ossia che i massimi esponenti e responsabili delle istituzioni europee, che in quanto tali dovrebbero garantire il rispetto dei Trattati appunto europei, fanno invece aperte minacce di ritorsione verso un Paese che democraticamente e giustamente vuole e deve decidere del proprio destino. Si pensi anche solo al Presidente della Commissione europea Junker che indica gli eventuali inglesi uscenti quali “disertori”. Non è la prima volta che “i mercati” minacciano di ritorcersi contro Stati teoricamente sovrani, e Barroso stesso tempo fa ammise che “l’Unione Europea funziona solo perché non è democratica”. Orbene, la UE non funziona affatto, ed esattamente per questo motivo. Quindi, forza britannici!