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“La nostra economia enormemente produttiva richiede che facciamo del consumo il nostro stile di vita, che convertiamo l’acquisto e l’uso di merci in rituali, che cerchiamo la nostra soddisfazione spirituale, le nostre soddisfazioni egoiche, nei consumi.” (Victor Lebow)

Come ogni anno, puntuale come le festività natalizie, arriva anche in Italia il “Black Friday”: il venerdì successivo al Giorno del Ringraziamento americano rappresenta ormai da anni un appuntamento atteso e irrinunciabile per i consumatori, un po’ come i travestimenti e i dolcetti di Halloween. La filiale italiana del colosso delle vendite on line Amazon ha sbancato, segnando il suo record storico: in un solo giorno ha registrato 1,1 milioni di prodotti venduti, con una media di 12 vendite al secondo! I consumatori hanno acquistato una quantità tale di aspirapolveri che, se impilate, creerebbero un monte alto 2500 metri! Non una bella immagine, certo, ma il bisogno d’igiene deve essere molto sentito dagli italiani, che pure hanno comprato un quantitativo record di spazzolini elettronici. A ruba anche giochi per la playstation e altri prodotti del settore hi-tech, uno dei più resistenti alla crisi economica. Per invogliare al consumo è stato messo in atto un autentico bombardamento mediatico: pare che, solo in Italia, siano stati recapitati circa 100 milioni di mail e messaggi!

Le raccapriccianti scene del Black Friday 2016 in un negozio Walmart negli Stati Uniti

Se il Black Friday è stato più che roseo per le tasche della multinazionale dell’e-commerce Amazon lo è stato meno per quelle dei negozianti. Anzi, se facciamo eccezione per pochi grandi outlet, come la catena McArthurGlen Group, che ha registrato un incremento degli acquisti, per molti negozi “tradizionali” è stato effettivamente un venerdì nero. Complice maltempo e scioperi che hanno colpito buona parte dell’Italia, quale migliore consolazione e passatempo che impegnare la giornata a caccia di oggetti scontati? E pazienza se poi a conti fatti si rivelano l’ennesimo doppione, o qualitativamente inferiori al prodotto tecnologico sostituito per obsolescenza (programmata) o semplicemente per un design non più di moda. La soddisfazione di aver fatto un affare, grazie alle infinite offerte del mercato, di possedere un oggetto nuovo, di essere a pieno titolo un attore del processo di consumo continuo, che alimenta gli ingranaggi di un sistema economico agonizzante eppure incessante, non ha prezzo. ll sociologo francese Baudrillard affermava che “il consumatore è un lavoratore che non sa di esserlo”. E in effetti, quanta dedizione appassionata nell’alimentare il desiderio costante di merci sempre uguali eppure sempre nuove! Quale profusione di energie nel tenersi sempre aggiornati sulle novità e le tendenze, quanta fatica nel valutare la più conveniente!

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Triste? Depresso? Prova il consumismo

Neanche la crisi economica distoglie il consumatore-lavoratore dal suo piacere-dovere verso l’acquisto, che rimane l’elemento prioritario di affermazione sociale e di gratificazione esistenziale. Cambiano però i luoghi e le modalità di acquisto: come la comunicazione, anche il consumo ai tempi di internet diviene un gesto da realizzare da soli, secondo le leggi della domanda – la propria- e l’offerta – quella infinita e allettante della rete. Dalla classica passeggiata per negozi si è passati ai click isterici su Amazon, la multinazionale americana con sede a Seattle, leader mondiale per fatturato tra i giganti web & software. Secondo uno studio di Mediobanca nel 2014 Amazon ha fatturato oltre 73 miliardi di euro, con una crescita rispetto all’anno precedente di circa il 20%.

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Magazzino di Amazon a Peterborough, nel Regno Unito.

Scontato evidenziare che la concorrenza coi negozi tradizionali è impari e spietata, che a fronte di incassi strabilianti per l’e-commerce la redistribuzione sul territorio di vendita è irrisorio, così come lo è l’apporto del capitale lavoro in un processo di vendita dematerializzato. La legge del mercato e dell’offerta più vantaggiosa ha la meglio sul consumatore rispetto alle ripercussioni sull’economia del Paese e sulle dinamiche del lavoro. Interessante, invece, chiedersi cosa abbia spinto il vicepresidente di Amazon Diego Piacentini a lasciare per due anni un’azienda così florida per accettare, a titolo completamente gratuito, il ruolo di “commissario per la digitalizzazione” presso il Governo italiano.

L’incontro di Renzi con l’amministratore delegato di Amazon, Jeff Bezos, a Firenze la scorsa estate

La nomina ha avuto la benedizione ufficiale – su Twitter, in perfetto stile web oriented- dallo stesso CEO di Amazon, il magnate Jeff Bezos, che ha fatto i suoi complimenti a Matteo Renzi e dichiarato di essere molto orgoglioso di Diego Piacentini. Il Premier ha risposto invitando Bezos in Italia e a luglio si sono incontrati. Sempre a colpi di tweet è stata annunciata l’apertura di un centro di distribuzione a Roma nel prossimo autunno, che promette di creare oltre mille posti di lavoro, sulle cui mansioni e i compiti possiamo solo ipotizzare. Certo è che per ora questo scambio ha portato una grande fortuna alla multinazionale americana nel Venerdì Nero italiano.