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Il nostro Premier adora l’America, ama la città di Washington, e soprattutto al contrario dell’ex sindaco Marino non ha bisogno di scuse per esservi invitato, essendo grande amico di Barack; l’unico dubbio è in realtà su come possa comunicarci, visto il pessimo ingleseDifetti linguistici a parte, il presidente del Consiglio nell’ultimo anno è stato più volte nella “Capital” che a Roma. C’è andato ad aprile, vi è tornato a settembre ed ha poi chiuso il “tour” ad ottobre, in gran trionfo. Così mentre da Bruxelles tuonano verso l’Italia bocciando di continuo riforme e provvedimenti, dalla Casa Bianca non fanno che piovere premi e complimenti.

L’arrivo dell’allegra compagnia 

La tensione UE-Renzi va ormai avanti da diversi mesi, seguendo la trama di una commedia tutta in stile italiano. Il premier infatti, che è un gran furbone, è un pezzo che cavalca gli animi euroscettici della gran parte degli italiani bastonando l’Europa, e quindi la Merkel. Così, quando Renzi chiede flessibilità, ma da Bruxelles brontolano, Matteo ricorda alla Germania che lei stessa ha più volte “sgarrato” le regole, e che pertanto non è un buon pulpito. Ancora, quando i compagni di merende Hollande e Merkel si sono incontrati senza far la cortesia di invitare il nostro Presidente, quest’ultimo ne ha approfittato per fare un’intervista col Washington Post dove sosteneva la sua contrarietà circa le politiche di austerità imposteci.

Insomma, Matteo passa quasi per un nazionalista! Ma abbaia, e non morde; sopratutto, i suoi latrati li fa ben sicuro di starsene protetto sotto l’ala dell’aquila americana. Obama e il suo entourage, che il Matteo nazionale sia “nu bravo guaglione”, lo dicono da un pezzo. Correva l’anno 2012, e Renzi, ancora semplice sindaco di Firenze, già si faceva accogliere dal presidente americano e consorte; ma come è possibile? E perché? Perché Matteo era l’uomo giusto al posto giusto; l’affabile conversatore; l’ineguagliabile “venditore”; uno che il sole l’aveva preso dalla saccoccia di Berlusconi per metterselo nella propria. Alla Casa Bianca avevano già deciso che sarebbe stato presidente del Consiglio prima ancora che vincesse le primarie.

selfie

Il super selfie alla Casa Bianca è servito ad avallare l’impacciata riforma costituzionale che rischia di essere bocciata dal popolo italiano.

E dopo? Dopo la “grande amicizia” non è mai venuta meno, tanto che addirittura il segretario di Stato Kerry ha insignito Renzi con il “Global Citizen Award”, sostenendo che Il premier italiano sia un “leader europeo dinamico e sempre più importante”, e addirittura che “con lui l’Italia va nella giusta direzione”, essendo “un ragazzo di grande energia”. Ma quale sarebbe la “direzione giusta”? Quella del Jobs Act, che ha contribuito a precarizzare il lavoro già precario? Quella dell’accoglienza degli immigrati, che continua a destabilizzare il nostro tessuto sociale?  Forse la “Buona Scuola”, che di buono non ha nulla e che anzi contribuisce a mal-formare le giovani menti italiche? Magari per il Trattato Transatlantico (TTIP), l’unione commerciale fra Ue e Usa che gli americani cercano di creare a danno europeo, a favore del quale il nostro Presidente si è sempre dichiarato favorevole? Probabilmente tutto ciò, visto e considerato che simili processi sono di tutto -e solo- interesse delle grandi società multinazionali americane che, come Amazon, trovano lavoratori italiani disposti a lavorare per pochi spicci, per tante ore, senza diritti né previdenza. Eh già, Matteo è proprio un guaglioncello a posto, infatti dopo una falsa partenza sta conducendo una grande campagna referendaria per il “sì”, quello stesso sì a favore del quale l’America si è mostrata super favorevole, per bocca del suo ambasciatore in Italia, e prima ancora dello squalo finanziario Soros.

L’endorsement di Obama a Renzi 

E’ così bravo Renzi che Obama, prima di andare in pensione, ha deciso di invitarlo un’ultima volta a Washington, avvolta in un tripudio di tricolori. Il caro Barack, sorseggiando un tè nella sala ovale insieme al suo amichetto Matteo, ha detto che le riforme italiane sono “coraggiose”, e ha ribadito la “grande e forte alleanza con l’Italia”. Ecco allora che sorge un ultimo quesito. Perché di nuovo tanto e  grande interesse verso l’Italia, già da settant’anni colonia statunitense? Perché come sempre la Penisola si trova nel mezzo: ieri tra la Nato ed il patto di Varsavia, oggi tra la Nato e la Russia. Si dice che la guerra fredda sia iniziata nel 1947, quando l’allora Presidente Truman promise aiuti finanziari alla Grecia ed alla Turchia; nel discorso non venne mai menzionata l’Unione Sovietica, ma il riferimento era ben chiaro,  giacché la Russia di Stalin stava portando i suoi interessi (e le sue corazzate) proprio nei pressi di Grecia e Turchia per avere uno sbocco sul Mediterraneo. Oggi la questione non cambia, visto e considerato che la Russia di Putin è ora strettamente legata alla Turchia di Erdogan, e quindi ancora una volta troppo vicina, secondo gli americani, al Mediterraneo. Noi, oggi come ieri, siamo ancora infelicemente tra due fuochi. Renzi, complice, ha il suo tornaconto personale e ne approfitta per fare dell’ottima campagna referendaria ed elettorale. E allora sì, chillo è nu bravo guaglione.