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Pare che il nuovo amministratore di Microsoft sia un visionario. Satya Narayana Nadella, indiano naturalizzato statunitense, non solo viene dipinto come un innovatore, ma addirittura sarebbe secondo Glassdoor – una piattaforma che consente ai dipendenti di votare i propri datori di lavoro e la gestione societaria in forma anonima – il dirigente con il maggiore indice di gradimento nel campo aziendale e tecnologico. Distacca di molto il predecessore Steve Ballmer e ha superato di gran lunga anche il CEO di Apple Tim Cook. Nel corso del suo mandato Nadella ha dovuto fare scelte impopolari come la vendita della divisione mobile acquistata precedentemente a caro prezzo da Nokia e il licenziamento di decine di migliaia di dipendenti in tutto il mondo, eppure i dipendenti lo hanno premiato per la sua gestione. Inoltre sul futuro dell’azienda sembra avere le idee molto chiare: la nuova strategia tracciata dal nuovo AD consiste nel creare un ecosistema Microsoft in grado di unire un ampio ventaglio di servizi, e di dedicare una parte centrale all’intelligenza artificiale e alla realtà aumentata. Ma il primo passo per conquistare il mondo digitale appare un altro, per ora.

Un disegnino sul "cloud computing" per capire la fregatura: si vede l'interconnessione ma si legge interdipendenza con governi e multinazionali che avranno accesso ai dati personali e aziendali

Un disegnino sul “cloud computing” per capire la fregatura: si vede l’interconnessione ma si legge interdipendenza con governi e multinazionali che avranno accesso ai dati personali e aziendali

Di recente è stato pubblicato un saggio breve firmato a quattro mani dallo stesso Satya Nadella e Brad Smith, capo degli affari legali di Microsoft, dal titolo A Cloud for Global Good. Il manoscritto – liberamente scaricabile sul sito sia in lingua inglese, sia in spagnolo, tedesco, francese e portoghese -, più che tracciare una strategia sul futuro digitale più ad un avvertimento a legislatori e   governanti che nasconde un disegno politico molto preciso. Non è un caso che la rivista The Economist l’abbia già definito il suo manifesto. Dietro alle belle parole sulla “tecnologia per tutti” infatti vengono lanciate 72 raccomandazioni suddivise in tre macroaree e quindici categorie affinché “etica e inclusività siano effettivamente rispettate da parte dei Governi, da parte dei provider, da parte delle imprese e a favore di tutti i cittadini”. La rivoluzione tecnologica è cominciata e rischia di cancellare le frontiere digitali bypassando de facto la legislazione degli Stati in merito a privacy e sicurezza dei dati (personali e aziendali).

“Chi parla di umanità vuol trarvi in inganno” diceva l’anarchico francese Pierre Joseph Proudhon. E non aveva tutti i torti

Nadella e Smith scrivono nell’incipit del documento: “Viviamo in un grande momento in cui la tecnologia  sta modificando praticamente ogni aspetto della nostra vita ad una velocità mozzafiato. I progressi nel campo della salute, dell’istruzione, della comunicazione e della produttività sono aumentati così come la speranza di vita in tutto il mondo. La possibilità di connettersi con persone a noi care e trovare istantaneamente e ovunque le informazioni che cerchiamo è diventato così comune che ormai lo diamo per scontato. Ora, con l’avvento del cloud computing, entriamo in  un’altra epoca. […] Siamo ad un bivio che ci costringe a ripensare il modo in cui gli individui interagiscono, in cui le imprese svolgono la loro attività e i governi a garantire la sicurezza pubblica e la gestione della crescita economica. […] Siamo convinti che per raggiungere questi cambiamenti, dobbiamo lavorare insieme e creare una nuvola che sia affidabile, responsabile e aperta. In altre parole, dobbiamo lavorare insieme per creare una nuvola al servizio dell’umanità. Questo documento […] servirà a creare un contesto legislativo che consenta lo sviluppo del cloud computing affinché i governi interagiscono con i loro cittadini, le aziende diventino più produttive e le organizzazioni offrano servizi senza scopo di lucro in modo più efficiente”.

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Di questo passo andiamo contro un muro, leggere per credere

I sistemi di cloud computing vengono infatti criticati per l’esposizione degli utenti (tra cui anche le aziende) a rischi legati a sicurezza informatica e privacy. In questo modo infatti i dati personali verrebbero memorizzati in archivi privati (server) centralizzati e parzialmente accessibili che il più delle volte risiederebbero in uno Stato diverso da quello dell’utente. Inoltre le aziende correrebbero il rischio di essere sottoposte allo spionaggio industriale. Insomma la rivoluzione digitale tanto decantata dal “visionario” Satya Narayana Nadella sembra più un’operazione al servizio di un’oligarchia informatica che custodirebbe dati personali e aziendali privati. Una distopia più che un progresso. Max Horkheimer e Theodor Adorno scrissero un saggio nel 1947 intitolato Dialettica dell’illuminismo. La tesi era più o meno questa: la razionalità tecnica di oggi non è altro che la razionalità del dominio (articolo pubblicato nella versione cartacea de La Verità).