Lucca, fine settimana degli innamorati. Due giorni bagnati dalla pioggia e dall’olio extravergine d’oliva (“Evo”), petrolio verde di noialtri. Qui, nella sua quarta edizione, ha avuto luogo l’Extralucca, un appuntamento imperdibile per amanti e curiosi di un bene eccezionale e millenario, l’olio appunto. Ad ospitare il battesimo dell’evento lo splendido Teatro del Giglio, con un’ouverture di degustazioni dell’Italia buona che stuzzica l’appetito e scalda il pubblico, pronto ad affollare la sala. Proprio lì verranno premiate le eccellenze, selezionate su tutto il territorio nazionale. Mastri d’olio, li chiamano. Creare questo nettare è infatti un’arte, una scienza mai esatta fatta di amore e cura del territorio, delle piante e dei loro frutti. Alchimia di sapori.

Il mondo dell’olio offre uno spaccato dell’Italia irriducibile. Di chi caparbiamente segue un’attività affascinante e antica, pur sapendo di andare incontro a notevoli difficoltà. Produrre olio è infatti costoso, e spesso rasenta l’anti-economicità. È infatti paradossale, ma proprio in Italia manca un’attenta cultura di questo prodotto eccezionale. Paradosso è infatti quello di chi spende decine di euro per una bottiglia di vino, che termina nell’arco di un “prosit”, e solo pochi euro per l’olio (e una bottiglia dura finanche un mese), optando per quello industriale, difettato, scadente e spesso fraudolento. Ma perché mai considerare di scarso valore un elemento invece fondante della nostra dieta, un protagonista assoluto di ogni piatto, oltretutto salutare poiché –fra le tante- ricco di polifenoli e dunque antiossidante?

Produrre questa eccellenza, si diceva, costa, e non poco, spesso quasi dieci euro per litro; è dunque chiaro come olii industriali o comunque pessimi da pochi spicci siano una concorrenza scorretta e micidiale. Tuttavia, al contrario di quanto si possa pensare, esso non è un capriccio di ricchi latifondisti annoiati, bensì il frutto del sudore di semplici –e coraggiosi!- appassionati, di paladini e forse eroi. Di chi ostinatamente continua ad andare avanti nel difendere una tradizione a volte familiare e comunque locale, in un mondo sempre più violentemente globalizzato. Di chi cerca qualità e italianità, in un mercato sempre più vittima delle scelleratezze europee, come da ultimo le migliaia di tonnellate di rivoltante –ed economicissimo- olio tunisino riversato sull’intera eurozona, senza aver pagato alcun dazio doganale. Fra i produttori non mancano gli “avventurieri”, di chi molla studi e carriera per gettarsi anima e corpo in questa eccezionale e faticosa impresa. Così pure vi sono innovatori, giovani e meno giovani che investono in impianti e tecniche d’avanguardia. Dal “confine col burro” (Trentino) alla punta estrema della Puglia, dalla bella Liguria alla profonda Calabria: profumi d’Italia.

L’ulivo è storia, è civiltà, è essenza vitale. Chi lo distrugge è un criminale, e da tale veniva giustamente trattato colui che, nella Grecia antica, osava “torcere un capello” a quest’incredibile pianta, reo e punibile con la massima pena. A morte allora i burocrati europei che hanno fatto abbattere migliaia di maestose piante nel Salento, lì cresciute, per centinaia di anni, con l’amore di decine di generazioni. Gli olivicoltori, e gli agricoltori in genere, sono gli ultimi custodi della terra, e chi custodisce la propria Madre terra è un Patriota. Esaltazione? No, giusto riconoscimento. Pubblicità? Certo che sì! Comprate, sostenete e, prima di tutto, vivete italiano.