“Ultimi secondi di gioco a Benevento, risultato inchiodato sull’1-1 al Ciro Vigorito contro il Messina. Linea a Selerno dove i granata conducono la partita per 3-1 sul Barletta…Eccolo il triplice fischio! È finita, l’attesa è finita! La Salernitana è tornata!”. 25mila tifosi interdetti, irrigiditi su quegli spalti, nell’indecisione tra piangere o ridere, chi non sa scegliere tra le due cose innalza cori esuberanti, abbraccia i propri vicini, compagni d’attesa e di speranza per quattro anni. La Salernitana è tornata. E con lei la speranza nei cuori di quei tifosi che, anche nei momenti più bui, non hanno avuto il coraggio di abbandonarla. La fine di una corsa contro il tempo sancita da tre campionati, una Supercoppa di Seconda Divisione e una Coppa Italia Lega Pro, ma ancora più importante da una nuova dirigenza consacrata nel binomio Lotito-Mezzaroma, condottieri di una battaglia finalmente vinta. Gli ultimi quattro anni non sono stati tra i più leggeri per la squadra dei granata, dopo il fallimento del 2011 le prestazioni sportive non erano le uniche preoccupazioni. Nonostante non rientri a far parte delle grandi squadre italiane, la Salernitana non è affatto una squadra di nicchia. Per il tifo di cui gode potrebbe tranquillamente essere paragonata a una squadra di massima serie. Eppure, dopo il 2011 fu proprio questo tifo a spaccarsi in due. Da un lato chi credeva in una ripresa dal basso, chi invece stentava a riconoscersi in una squadra che di suo non aveva neanche più il nome né i colori. Fu proprio grazie alla capacità di Lotito e Mezzaroma che i tifosi tornarono ad occupare i loro spalti garantendo tutto il loro sostegno. Tecnica, concentrazione e determinazione hanno dominato le teste e i piedi dei giocatori, veterani e novellini della squadra, un giusto mix di personalità e freschezza che ha garantito alla Salernitana la sua rimonta. Pazienza, fiducia e fede incondizionata invece caratterizzano i tifosi di questa compagine vecchia quasi cento anni. Hanno fatto un atto di fede, hanno recitato un giuramento, e la loro virtù è stata premiata.

Non si era mai vista una squadra tanto determinata. In una sola stagione la risalita dagli abissi della serie D. Mai si era allontanata così tanto dalla massima serie. La sensazione di essere finiti in una classe che non calza a pennello, che sta un po’ stretta, circondati da compagni bravi ma non all’altezza, è stato questo il sentimento prevalente della primissima contro il Palestrina. Ma la Salernitana ha saputo rimboccarsi le maniche, disinfettare le proprie ferite e progredire lungo una strada che non vedeva la promozione come un mero miraggio in un deserto di vicissitudini e complicazioni, ma come una meta visibile e nitida, da raggiungere assolutamente. Sorteggiata nel girone più difficile della Lega Pro ha dato vita ad un duello testa a testa con il Benevento degno dei grandi campionati. La Salernitana non ha nulla da invidiare ad altre squadre che oggi militano in massima serie, come Chievo o Genoa, solo porta con sé un passato degno di nota, non per emularlo ma per evitare errori già commessi. Intanto, ad oggi la gioia è grande, i cavallucci marini sono tornati in sella, il pareggio della loro grande rivale di Lega è stato fondamentale. Fortuna? Chi può dirlo. Magari un premio per la tenacia, o semplicemente una grande rivincita. Così è stato sicuramente per giocatori come Tuia e Mendicino che da belle promesse del settore giovanile laziale sono diventati ambasciatori della città di Salerno. All’87’ è proprio Mendicino a segnare lo smacco al Barletta, dopo la palla in rete, all’Arechi il resto è storia.