Giugno 1942. Le truppe dell’Asse sembrano inarrestabili. Un impero all’insegna della svastica e del fascio littorio si estende dalla Francia al Nord Africa, dalla Polonia alla Grecia, passando per la penisola Scandinava fino ad arrivare alla modesta isola di Creta.  Campi di concentramento, eccidi di massa, stragi, deportazioni. Questo è il clima che si respira in Europa in quello che viene considerato l’anno della ‘svolta’. Anche in Italia, la situazione precipita. Mussolini, dopo il fallimento della Campagna di Grecia ed i continui insuccessi in Africa Orientale, sembra aver perso credibilità, sia tra la popolazione che tra i suoi gerarchi. Il popolo ha paura, sembra aver perso la fede e la speranza. Ma è proprio nei momenti di crisi che bisogna rimanere uniti ed andare avanti, aggrappandosi a qualcosa.

Ed è qui che comincia la storia di oggi. Una storia diversa dalle altre, fatta di ricordi ma soprattutto di uomini, calciatori, che seppero restituire ad una città sconvolta dalla guerra, un barlume di speranza, gioia ed allegria, che soltanto uno sport come il calcio può trasmettere. Si tratta degli eroi del primo scudetto della Roma, arrivato nella stagione 1941-42.

Una cavalcata trionfale, iniziata con un sonoro 5-1 inflitto al Napoli e terminata con la vittoria contro il Modena, allo Stadio Nazionale del Partito Nazionale Fascista (l’odierno Stadio Flaminio) di fronte a circa 25.000 spettatori. Un successo storico, arrivato dopo alcune annate anonime, che spezzò l’egemonia del Bologna e dell’Ambrosiana (meglio conosciuta come Inter). Nell’estate del 1941, il presidente Edgardo Bazzini, stanco della supremazia calcistica delle squadre del Nord, decise che era giunto il momento di dare una svolta alla storia della società. Non avendo grandi capitali da spendere fece solamente due acquisti, Monrese dal Novara e Cappellini dal Napoli, che però si riveleranno fondamentali nell’economia della squadra. Grazie ai gol di Amadeo Amadei, (soprannominato il fornaretto) agli assist dell’ala albanese Krieziu, alle parate del capitano Guido Masetti e ai consigli dell’allenatore Alfred Schaffer, i giallorossi riuscirono a togliersi diverse soddisfazioni. Tra le più importanti la vittoria contro il Bologna tricolore, che in casa non perdeva da 3 anni;  ma anche il successo per 2-1 nel Derby contro la Lazio, arrivato grazie ad un autogol di Faotto e quello contro la Juventus dei Nazionali, conquistato grazie alle reti degli stranieri Krieziu e Pantò. Ma arriviamo al giorno sicuramente più importante e più significativo di quella stagione; un giorno lontano, ma indelebile nei ricordi di chi l’ha vissuto. 14 Giugno 1942. La Roma affronta il Modena già retrocesso. Devono vincere e saranno campioni. Dopo venti minuti arriva il primo gol, realizzato da Capellini. Pochi minuti dopo arriva il raddoppio, che porta la firma di Borsetti, giovane di belle speranze ma chiuso dal talento di Amadei. Non succede più nulla per il resto della gara, con i giallorossi che si limitano ad amministrare e a contenere gli attacchi degli avversari. Poi il fischio dell’arbitro e tutti che impazziscono. Roma ha vinto, è campione d’Italia. Per la prima volta il titolo approda all’Urbe.

Allo stadio la folla è in visibilio, festeggia insieme ai giocatori. Per un momento spariscono le sofferenze, la paura si trasforma in gioia e l’ombra della guerra viene sostituita dall’euforia dei festeggiamenti. Non esiste nessun Mussolini, i nostri ragazzi non stanno combattendo in Russia, la guerra è un’ invenzione. In quel momento esistono solo undici ragazzi che rincorrono un pallone. E vincono uno scudetto.

Tuttavia la realtà è ben altra cosa. La guerra continuerà per altri 3 anni ma le truppe dell’Asse, che fino al 1942 sembravano invincibili, subiranno una serie di rovinose sconfitte (El Alamein e Stalingrado su tutte) che cambieranno il corso del secondo conflitto mondiale. Lo sbarco in Sicilia (1943) e il successivo sbarco in Normandia (1944) comporteranno il crollo del fascismo e il collasso del Reich, mentre le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki rimarranno per sempre l’ultimo atto di questa guerra insensata. Quello che successe in Italia è noto a tutti: Repubblica Sociale, governo del Sud, partigiani, occupazione nazista. Ma lo scopo di questa breve storia non è tanto quello di far comprendere le atrocità della guerra, ma è quello di far capire come lo sport sia un grande mezzo di aggregazione sociale capace di distogliere l’uomo, almeno per un momento,  da tutti i problemi e le avversità che lo circondano. Gli undici eroi dello scudetto giallorosso verranno ricordati anche per questo.

La formazione titolare: Masetti; Brunella, Andreoli, Donati, Mornese, Bonomi, Krieziu, Cappellini, Amadei, Pantò. (A disp: Risorti, Acerbi, Nobile, De Grassi, Di Pasquale, Giacobini, Benedetti, Borsetti) All: Alfred Shaffer.

FP