“Non puoi far salire il Carpi, se mi porti squadre che non valgono niente noi fra due o tre anni non abbiamo più una lira”. Può sembrare una usuale chiacchiera da bar di una piccola cittadina che a stento supera i 70 mila abitanti; invece a pronunciare queste parole è stato proprio il dirigente del comitato di presidenza della FIGC, in arte Claudio Lotito. Già ce ne vuole proprio tanta di arte per comprendere i meccanismi che impastano e anneriscono la storia del calcio italiano. Di nastri e di intercettazioni ne abbiamo sentite tante, ma ci sono favole che sono a prova di sabotaggio e resistono ai più forti degli attacchi, anzi ne usano l’energia per trasformarla in sogni. Quel piccolo comune di Modena si è conquistato sul campo l’invito a partecipare alla festa, vestirà quei panni poco borghesi che l’hanno portata in alto, quel basso profilo che per tutta la stagione ha estraniato la squadra dalle turbolenze esterne. Non avrà l’abito della Cenerentola perché la programmazione societaria ha delle basi solide e nonostante un monte ingaggi lontanissimo dagli standard della Serie A è riuscita a scrivere la storia. La cronaca inizia nel 2009, quando nei polverosi campi della Serie D i biancorossi si fondono con i cugini del Dorando Pietri e negli uffici vicino Piazza dei Martiri un gruppo di imprenditori della pianura padana decide di dare l’assalto a chi non ha mai creduto in quella favola.

Neanche loro in quell’estate pensavano che in poco più di cinque anni si sarebbero aperte le porte della Serie A, neanche quei poco più di settanta mila abitanti che nell’ultimo lustro hanno visto le settimane essere cadenzate dall’appuntamento fisso allo stadio Sandro Cabassi. Quei 4164 seggiolini che si affacciano sulle cementate rampe vertiginose dell’ex velodromo. Una cornice troppo stretta anche per una piccola neopromossa pronta a sognare in grande. Probabilmente non sarà un problema nel paese delle deroghe portare il grande circus mediatico all’interno di quel catino, o traslocare per una stagione in affitto al dismesso Tardini o al Braglia. Non sarà un problema di certo quell’esiguo budget di cinque milioni con i quali è stata creata la squadra, perché come lo stesso presidente della Lazio ha dimostrato in periodi di vacche magre i prestiti possono rivoltare le ambizioni di una stagione. Non sarà sicuramente un problema il bacino d’utenza visto che il derby contro il Sassuolo a mala pena riuscirà ad arrivare al cuore di 150 mila persone. Sarà sicuramente rischioso per tutte le altre diciannove pseudo grandi d’Italia fare brutta figura davanti alla piccola guasta feste; il peso dell’onore grava sui bilanci ultra milionari dei top club e gli strascichi delle critiche potrebbero risuonare forte nella Val padana. Quei settantamila carpigiani, che a stento riusciranno a gremire le gradinate dello Stadio Olimpico, sono pronti a lanciare la sfida al resto dello stivale, spavaldi e senza paura per continuare quel sogno. E ora? Chi glielo dice a Lotito che quella Cenerentola è diventata grande senza spendere una Lira, ma semplicemente facendo leva sui propri eroi?