And the Oscar goes to… Jorge Lorenzo. Il maiorchino vince il suo terzo Mondiale MotoGP alla fine della stagione più imprevedibile, appassionante, assurda e strana della storia. Fare paragoni con ere motociclistiche antecedenti è sempre sbagliato, vuoi perché si parla di cilindrate diverse, di velocità differenti e di situazioni che contraddistinguono come unico ogni momento. Potrebbe essere definito il Mondiale con il miglior curriculum: con ben 15 campioni del Mondo che sono scesi in pista, con 11 dei 13 mondiali motoGP a duellarsi sullo stesso circuito, nelle stesse curve. Bisogna dunque dare a questo Mondiale MotoGP 2015 il premio Oscar come miglior film sportivo dell’anno.

Perché gli interpreti erano il Gotha delle due ruote lisce presenti sulla faccia della Terra e perché ha avuto una trama drammaticamente esaltante. Dovendolo categorizzare è stato un film thriller, caratterizzato dalla presenza di ritmi veloci, e caspita se mettevano paura. Dalla suspense infinita, bisogna tornare indietro all’alloro di Hayden per vedere un ultima gara che veramente assegnava il titolo (anche nel 2013 si è assegnato a Valencia ma lo strapotere di Marquez non lasciava molte speranze). Ed infine piena di colpi di scena, anche troppi, mortiferi e velenosi, poco sportivi ma drammaticamente incantevoli.

La statuina d’oro come miglior attore protagonista se la aggiudica senza dubbio Lorenzo. Cinico, cannibale. La sua interpretazione iniziale non è stata delle migliori, mancava il feeling con la moto, mancava della solita pulizia estetica che lo contraddistingue. Le vittorie consecutive a Jerez, Mugello, Le Mans e Montmelo, i pilastri fondamentali del suo successo. Da maggio in poi, mai oltre il quarto posto, con l’unico passo falso sotto la pioggia di Misano. E poi perfetto nel finale, fuori dalla diatriba Rossi-Marquez, è riuscito a schivare le critiche, è riuscito ad essere il migliore sulla pista, il più veloce in sella. La statuetta del miglior attore non protagonista spetta a Valentino Rossi. Un ruolo strano il suo, personaggio principale sempre, nei gran premi e fuori. A 36 anni si è dimostrato il migliore all’interno della trama, facendosi da parte quando il film ha preso una piega inaspettata. Come se avesse ricevuto un copione messo in scena alla perfezione, mancante di finale. Il regista lo ha voluto far uscire nello stallo alla messicana di Sepang. Ha ceduo per primo alla pressione psicologica, da lui costruita, con la quale per anni aveva demolito i suoi avversari. L’Oscar alla miglior attrice va di diritto alla Yamaha YZR-M1. Sensuale, provocante e pura. Si è dimostrata la miglior moto del 2015.

Più morbida nell’erogazione, lineare in curva, affidabile per tutto il campionato. Vince per distacco il confronto con la Honda: brusca, muscolosa e traditrice Per ultimo l’Oscar come miglior regista è di Marquez. Partito nel cast degli interpreti, decide di farsi da parte dalla contesa sportiva dopo sei ritiri. Decide di scrivere lui la parte mancante del copione, prendendo le parti di Lorenzo, vuoi per spirito patriottico, vuoi perché le punture del Dottore in Argentina e Olanda fanno ancora male. Continua a vincere, inizialmente lo fa da lupo solitario. Poi a Philip Island, al quale va l’Oscar della miglior scenografia con le sue curve a strapiombo sul mare, decide ti tornare in scena.

Di essere ricordato come colui che ha deciso realmente il mondiale. Prima nell’esagerata bagarre australiana e poi entrando a far parte nel video più vivisezionato della storia delle due ruote. Approfitta dell’instabilità emotiva e della poca lucidità dovuta all’esasperazione del numero 46 e si fa abbattere in modo antisportivo, ma distrugge il sogno di tutta Italia. Un film che ha mosso le masse, generato opinioni contrastanti, criticato e apprezzato. Il cast stellare lo ha reso il più bello del nuovo millennio. Con un Marquez a cui sarà difficile togliere l’etichetta del cattivo, un Rossi che non risponde all’ultima chiamata per il Decimo titolo. E Lorenzo il premio Oscar, il Campione.