La stabilità del proprio posto di lavoro è da sempre stata la prerogativa di tranquillità per svolgere al meglio il proprio incarico. Cosa che non si può dire per gli allenatori di calcio. Individui sempre con la valigia pronta e sempre alla finestra per rimpiazzare un malcapitato collega esonerato. A Palermo si respira ancor di più un senso di instabilità. Per Maurizio Zamparini esonerare l’allenatore della propria squadra è diventato ormai quotidianità. Il nuovo record è stato conquistato in questa settimana. Nove avvicendamenti quest’anno sulla panchina rosanera. Due allenatori si sono ripetuti. In principio fu Iachini: 12 giornate a bordo campo e l’onore di essere esonerato dopo una vittoria. Al patron del Palermo non piaceva il gioco espresso dalla squadra, ma da lì in poi cominceranno a scarseggiare anche i risultati.Altro mister a concedere il bis è Ballardini. Richiamato in fretta e furia dopo la parentesi Novellino. Eppure, l’ex allenatore della Lazio fu cacciato dopo un tragicomico pomeriggio al Bentegodi. Il mister ai margini dell’area tecnica che assisteva da spettatore alla partita, con gli undici vittoriosi sotto i consigli del capitano Sorrentino. Il portiere prima escluso dalla partita per una litigio con il tecnico, fu reintegrato dalla dirigenza, creando una crisi diplomatica e di nervi che fece saltare la panchina. Sederà dunque di nuovo con i suoi abituali occhiali scuri in panchina allo Juventus Stadium, sperando che Zamparini al netto di improbabili imprese, non decida di risollevarlo dopo altri novanta minuti.

Ma quanto serve licenziare un allenatore a stagione in corso? In realtà poco. Perché dopo una fisiologica spinta data dalla freschezza di un nuovo tecnico, la media punti torna ad assestarsi sulla linea precedente, invalidando la teoria del capro espiatorio. Ovviamente per il numero uno del Palermo, e per altri presidenti come lui, è molto più facile cercare di cambiare un singolo elemento, che una rosa costruita malamente in estate. Di solito siamo abituati vedere saltare panchine di squadre collocate nella parte sinistra della classifica, mentre invece la nostra Serie A in questo campionato ci ha smentito. Nelle posizioni di vertice prima la Roma, seguita da Lazio e Milan hanno deciso di cambiare guida tecnica. Nonostante l’eccellente tradizione italiana di allenatori vincenti sono altrove gli esempi di longevità del mestiere. Su tutti svetta Alex Ferguson, 27 anni di  ininterrotta dedizione alla causa dei Red Devils. Il titolo di stacanovista va per distacco a Guy Roux, 44 anni all’Auxerre. Fino ad arrivare al contemporaneo Arsene Wenger dal 1996 sulla panchina dei Gunners. Storie che faranno digrignare i denti a Zamparini. Storie di programmazione a lungo periodo e di lavoro quotidiano sul campo. Di tranquille e metodologiche sessioni di allenamento. Una figura, quella dell’allenatore all’estero con più poteri. Non solo sul campo, ma anche sulle questioni societarie. Un’ utopia a Palermo. Ora che la classifica si è fatta preoccupante, correre ai ripari sembra impossibile. “La Serie B non è la fine del mondo” è solo l’ultima sparata del vulcanico numero uno palermitano. La piazza esausta si è ribellata, esonerando questa volta il patron rosanero. A fine anno Zamparini lascerà la guida in prima persona dei siciliani, che forse riusciranno a ritrovare un po’ di tranquillità. Quella che al Barbera manca ormai dal 2002. Sono passati 26 allenatori, ma nessuno è riuscito mai a convincere veramente il Presidente.