Sono lì sulla linea di partenza, i fantastici quattro in prima fila, FAlberto Contador, Chris Froome, Nairo Quintana e Vincenzo Nibali. La centoduesima edizione della Grande Boucle ha puntato tutto su di loro, il livello è davvero alto quest’anno e non solo tra i pretendenti alla maglia gialla, ma anche sul piano del percorso. Ricordate i pomeriggi delle tappe del tour come infinite ore di estenuante attesa e noia? Beh, dimenticateli. Quest’anno sarà uno spettacolo, forse il giro più avvincente degli ultimi trent’anni. Siamo pronti per gustarcelo. “Veni, vidi, vici”. Sarà così? Chi può dirlo, per Vincenzo Nibali la strada è ancora tutta da pedalare, ma chi se non meglio di lei può esserne terreno di prova. Le ultime due edizioni del Tour de France hanno rappresentato gli estremi della performance ciclistica italiana, nel 2013 Malacarne conquistò il quarantanovesimo, posto raggiungendo il primato negativo degli ani cinquanta. Nel 2014 Nibali ha realizzato il primo traguardo italiano del terzo millennio. Lo stivale è diviso, c’è chi punta su di lui e chi invece non lo inserisce tra i favoriti. Le aspettative sono massime, e anche le ambizioni personali, non gareggerà di certo per partecipare, né per restare in difesa. Lo Squalo cercherà fare il fantomatico bis, lo stesso di novant’anni fa, portato a casa da Ottavio Bottecchia (1924-25). Tra i suoi rivali, vede una minaccia in Quintana, ma anche gli altri due non scherzano, ognuno con il suo stile e i suoi assi nella manica.

Dicevamo, la gara quest’anno avrà tutto un altro sprint, arricchito dalla fantasia e l’inventiva gentilmente prese in prestito dal Giro d’Italia. La salita sarà la principale protagonista del giro, la cronometro verrà un po’ messa in ombra, nonostante la partenza di 14 km di ieri da Utrecht, Olanda, per il sesto anno. Il rischio è di vincere, anzi più facilmente di uscire dalla gara, nei primi nove giorni, i più difficili e compatitivi, che si concluderanno con la cronosquadre di 28 km a Plumelec. Da qui tutto potrebbe cambiare, con la tripletta sui Pirenei e la salita di Plateau de Beille, tappa cara al Pirata nel 1998 quando recuperò la maglia gialla, e poi le Alpi, con la vetta dell’Alpe d’Huez il penultimo giorno, e la sfilata finale a Parigi. Per quanto sia difficile ripetere la vittoria azzurra dello scorso anno, c’è da dire che quest’anno Nibali non correrà da solo, da temere ci sono anche Pinot, Valverde e Rodriguez, nonché nuove reclute italiane tra le quali Adriano Malori, 27 anni che ha fatto “la crono della sua vita”, ma più di tutti c’è il tris di invincibili in prima fila. Il vecchio Froome tornato alla carica dopo il ritiro dello scorso anno, insegue la maglia gialla dal 2012, l’ultima volta che l’ha indossata. Chiarezza degli obiettivi, leggerezza e ironia, pedalata a mulinello e  via per le tante salite. Nairo Quintana, minaccia colombiana, il più resistente in salita, l’avversario più imprevedibile se non addirittura più temibile. E per finire Contador, anche lui all’inseguimento della doppietta dopo l’ultimo Giro d’Italia. Impossibile fare pronostici, ci sono probabilità troppo alte che molti miti vengano sfatati, sarà una gara dura, impegnativa e faticosa, tuttavia non mancheranno la suspense e l’adrenalina. Per non parlare dello splendido traguardo, una passerella di 1914 m costeggiata da lussuosi negozi, da Place de la Concorde al Place Charles de Gaulle, con una splendida Parigi che fa da sfondo ad uno sfrecciare di colori.