Classe 1977, simbolo di un calcio che sta sfumando via. 38 anni e iniziare a sentirli, Luca Toni ha annunciato il suo ritiro dal calcio giocato “Poteva fare qualcosa di grande e l’ha fatto” racconta Cesare Prandelli in esclusiva per l’Intellettuale Dissidente.  Non vedremo più la sua mano destra che si avvicina all’orecchio né il suo fisico dinoccolato che solca il rettangolo verde. Fine? La sua parola preferita, non è la prima volta che la sente. Futuro? Come può aver le idee chiare sul futuro uno che da trent’anni non fa altro che rincorrere un pallone.

Vicenza, Brescia, Palermo, Genoa, Fiorentina, Roma, Juve, la Bundesliga e infine l’Hellas. Nel guardaroba di Luca non manca una maglietta, 22 anni di carriera, 10 squadre di serie A, non male per uno che a 13 anni voleva smettere. “Alla Fiorentina l’abbiamo voluto a tutti i costi – spiega Prandelli – il primo anno con noi è stata la stagione forse più importante dove ha fatto capire che era pronto per fare seriamente”. Ovunque sia andato è rimato fedele alla maglia, anche oggi, ad ormai recessione avvenuta, il suo desiderio è di finire in gialloblu al Bentegodi, dove l’anno scorso, a 38 anni, ha vinto la classifica marcatori. “Luca è un giocatore che ha vissuto per il gol, nel senso che ha sempre creduto soprattutto che fosse quello il momento più importante per lui, anche quando sbagliava”.

Perché dopo ogni caduta c’è sempre stata una risalita. La parola fine è stata accoppiata al suo cognome più e più volte, eppure ad ogni ritorno in campo qualcuno doveva sempre rimangiarsi la parola. “È un ragazzo intelligente, quello che ricordo di lui è che riusciva a sdrammatizzare e a unire i propri compagni”, racconta Prandelli ridendo di gusto, “battute tutti i giorni”, anche per l’allenatore. Anche dopo il Bayern “, è stato doppiamente bravo il momento che è tornato in Italia a rimettersi in discussione”, nonostante tornasse da una Bundesliga con la maglia dei vincitori di campionato e coppa nazionale. A Roma pochi gol e tanta intesa con Totti e la squadra, quanto basta per far sognare i tifosi e sfiorare lo scudetto.

 Primo italiano in assoluto a vincere la Scarpa d’oro nel 2006, lo stesso anno corona il sogno italiano andando ad alzare la Coppa del Mondo a Berlino, 323 reti tra serie B e A. Non solo alto, anche grande. Tornare a casa fa sempre bene, quando tornerà alla viola riuscirà a ricaricarsi per la nuova esperienza a Verona, a 35 anni dove ancora una volta stupisce tutti conquistando il gol numero 300 tra i professionisti e la soddisfazione di chiudere a 38 anni come miglior marcatore della storia dell’Hellas. “È una persona che merita, una persona intelligente che ha saputo capire molte cose” afferma Prandelli, trai due un rapporto di “massima stima e rispetto”, anche quando Cesare non lo convocò per il Brasile nel 2014. Non si può dire la stessa cosa del rapporto del centravanti con Delneri, ma questa è un’altra storia…

Piedi per terra, voglia di mettersi in gioco, finisce così la carriera del modenese che per il calcio non sembrava proprio tagliato, e invece. Per il futuro, Prandelli ne è certo, “Anche a livello dirigenziale potrà dare tanto, il momento in cui inizierà a fare questo lavoro dovrà cercare dei talenti e probabilmente dovrà ritrovare qualcuno che gli assomigli molto”, che Prandelli individua in Pavoletti del Genoa in un futuro non troppo lontano. Ma Luca non è convinto, non sa se è pronto a passare il resto della sua vita in giacca e cravatta dietro ad una scrivania, il suo unico pensiero è la partita di stasera contro la Juve. Chissà se porterà la mano all’orecchio per un’ultima volta.