Il Sanfrecce Hiroshima ne ha fatto una filosofia, legando la squadra allo spirito militare di Mōri Motonari vassallo del clan Ōuchi, che nel XVI secolo dominava l’estrema parte occidentale dell’Honshū. La storia vuole che il capo del clan Mōri un giorno chiese ai suoi figli di spezzare prima una freccia e poi tre insieme, dimostrando che l’unione fa la forza. È la squadra a sopraffare il singolo, il collettivo prima dell’individuo. Masataka Kubo, presidente del club giapponese, nel 1992 decise di imprimere questa ideologia nel nome del club. San, ovvero tre in giapponese, unito alla parola italiana.

Un segno indelebile che accompagnerà la squadra in ogni partita. Nello stesso anno venne inaugurato l’Hiroshima Big Arch, cinquantamila posti ed una caratteristica fondamentale, il grande arco che sovrasta la tribuna principale, pronto per scoccare le frecce, un arma di attacco contro gli avversari. Un legame con la città rafforzato dalla vicinanza del complesso al Memoriale della Pace di Hiroshima, manifesto dell’unione di una comunità e di un popolo colpito dall’attacco nucleare statunitense.

Le tre frecce sono state il motore che hanno spinto l’Hiroshima a vincere tre degli ultimi quattro campionati giapponesi. Il maestro della tattica: Hajime Moriyasu. Ex centrocampista, 280 partite nel Sanfre prima padrone delle chiavi del gioco dentro il rettangolo verde e poi al di là della linea laterale. La difesa a tre è il suo diktat, e non poteva essere altrimenti in questa squadra. La spina dorsale dei suoi undici è composta da Chuba: difensore, ma all’occorrenza mediano con visione di gioco propensa alla costruzione. Di passaggio nella seconda divisione olandese per un anno nel 2004, poi il ritorno in patria. Il fulcro del gioco e il dardo della tecnica, Mihael Mikic: colonna portante della Dinamo Zagabria per un decennio, 6 campionati croati, due Coppe di lega e una Supercoppa nel suo palmares.

Dal 2009 ha sposato la causa Sanfrecce ed è diventato un guerriero dell’Hiroshima. Infine la punta centrale Hisato Sato a rappresentare l’ultima freccia della resistenza fisica. Attaccante brevilineo, che con i suoi scatti ripetuti spacca in due le partite. L’età che avanza ha accorciato la sua continuità di gioco, ma è ancora in grado di segnare gol a valanga. In quantità, ma anche di pregevole fattura. Come quello contro il Kawasaki Frontale nominato tra i gol più belli del 2014 per il premio Puskas.

Movimento da punta al limite dell’area che si stacca dalla marcatura della difesa. Stop spalle alla porta, con la sfera che si impenna, e girata al volo che si conclude sotto l’incrocio dei pali opposto. Per il Sanfrecce l’ultima vittoria in patria ha permesso alla squadra di partecipare alla Coppa del mondo per club FIFA, in quanto vincitrice del campionato del paese ospitante. Dopo la facile vittoria contro l’Auckland, la favola si è fermata a 18 minuti dalla fine. Alario manda il River Plate in finale e impresa svanita per i giapponesi. In grado per oltre un’ora di andare più volte vicino al gol, affidandosi l’arma affilata del contropiede. Si interrompe così il sogno di diventare la seconda squadra non sudamericana ad affrontare in finale della competizione una compagine europea, dopo l’atto conclusivo del 2010, che vide l’Inter aggiudicarsi il trofeo contro i campioni africani del Mazembe.

Con questa partecipazione l’Hiroshima ha però raggiunto un suo principale obbiettivo, conquistare spazio mediatico all’interno di una città prettamente propensa verso il baseball. Sport nazionale in Giappone, ma che in più di quaranta anni non è riuscita a raggiungere la vetta del campionato. Per il Sanfrecce dopo tre campionati vinti è invece arrivato il momento di fare il salto di qualità internazionale. Conquistare i cuori dei propri cittadini e farsi strada nella Champions League asiatica. Con lo spirito battagliero e tre frecce nel proprio arco. Tattica, tecnica e resistenza fisica, una ricetta semplice, ma con dei risultati infallibili.