Sono le 12 a Los Angeles. Maria Sharapova ha appena convocato una conferenza in fretta e furia. Qualcosa di solenne aleggia nel LA Hotel Dowtown. Poche ora prima la comunicazione, scarna e senza indizi. La tennista russa si presenta ai microfoni, avrà mica deciso di ritirarsi? A 28 anni e prima delle Olimpiadi di Rio de Janeiro? Roba da far scendere fiumi di lacrime ad intere generazioni. Qualcosa di molto lontano dal lieto fine. Invece le lacrime non scendono, neanche sul viso di Masha. Il volto è tirato, ma sempre impeccabile. Le parole pesano e scuotono tutto il tennis. “L’Itf mi ha comunicato che sono risultata positiva a un controllo antidoping al Meldonium durante gli Australian Open di Melbourne”.Trema la voce. È un muro che sta per sgretolarsi, ma mantiene la sua compostezza sovietica.

È la prima volta che viene nominato questo farmaco. Messo tra la lista delle sostanze proibite a partite dal 2016, perché in grado di migliorare il recupero delle forze, aumentando la capacità di ossigeno nel sangue. La difesa è labile e poco convincente già dalle prime reazioni. Alla numero 7 del mondo il farmaco era stato prescritto da tempo a causa, dice, di una carenza di magnesio dovuta ad un principio di diabete ereditario. Nelle avvertenze da leggere attentamente è specificato: non utilizzare per un periodo prolungato, e invece… C’è da dire che i benefici non sono arrivati: i risultati con la racchetta in mano latitano da tempo, ma quelli economici in controtendenza aumentano, portandola al primo posto delle sportive più pagate al mondo. L’unica vera sportiva che sembra aver distaccato la propria produttività, dall’efficienza. Per questo fa scalpore un errore del genere.

Sponsor storici hanno preso subito le distanze, abbandonando la nave prima che affondasse. Ma cosa accadrà veramente a Maria Sharapova? Il tennis è uno sport nobile ed evita di cavalcare l’euforia del momento, prendendo le proprie decisioni lontano dalle luci della ribalta. Mentre la Federazione Internazionale di Tennis prende tempo, Murray numero 2 del mondo non usa di certo una smorzata. Lo scozzese non crede all’atleta russa. “Prendere farmaci senza necessità è eticamente scorretto”, soprattutto se questo farmaco, messo in vendita in Lettonia e venduto esclusivamente nei paesi dell’Est, è vietato negli USA. La Sharapova è si un atleta russa, ma da quando aveva 7 anni vive negli Stati Uniti, questo comporterebbe anche un traffico illecito di medicinali che affonderebbe ancora di più nell’oblio una situazione sempre più rischiosa.

Con il passare delle ore le sabbie mobili hanno cominciato ad inghiottire tutto quello che ruotava intorno al Meldonium, ed oltre 60 sono i casi di sportivi sovietici e dell’Europa dell’Est trovati positivi. La palla continua a rimbalzare da una parte all’altra delle fazioni, in uno scambio interminabile. Sicuramente verranno riconosciute delle attenuanti all’atleta russa, difficilmente il circus vorrà privarsi di un’icona diventata un simbolo della rinascita ad alti livelli di questo sport. Il mondo della racchetta sembra molto lontano dall’indulgenza zero, piuttosto propensa a nascondere sotto il velo del tempo gli scandali. Proprio come l’indiscrezione delle partite truccate, venuto in auge non più di qualche settimana fa e già dimenticato dai più. Forse aveva ragione Maria. “Non mi ritiro, non in questo Hotel della Downton di Los Angeles e con questo tappeto”. La regina del tennis si merita ben altra conclusione, vorremmo un lieto fine, ma senza scandali reali.