Un napoletano nel Napoli è quanto di più bisbetico ci possa essere nel mondo del calcio partenopeo. Al San Paolo, Lorenzo Insigne è diventato Il Magnifico. È riuscito a far innamorare una piazza che si sentiva tradita dal suo pupillo, lo ha fatto perché la conosce fin dentro le viscere, fin dentro ai sobborghi. Dalla Grumese, dove ha dovuto dimostrarsi grande, a discapito della sua altezza. In quello Stadio Pasquale Iannello, due tribune e molta polvere, nel quale gli emissari del Napoli decisero di draftarlo. A Castel Volturno i napoletani si innamorarono per la prima volta di quel folletto che faceva impazzire i marcantoni che popolano le primavere avversarie. Con la dieci alle pendici del Vesuvio l’accostamento è facile, le movenze e la statura aumentavano poi la somiglianza alla Leggenda. Come ogni italiano ha dovuto “farsi le ossa” lontano dalla Serie A, in quei campi che tanto distano dai fatiscenti stadi della massima serie.

Dopo aver completato la maturazione offensiva con il maestro Zeman, riuscì a conquistare definitivamente Napoli. Il punto massimo dell’idillio fu il primo anno dell’era Benitez, con nove reti in stagione, ma lo smacco di quell’eliminazione ai gironi di Champions in un gruppo da orbi con Arsenal, Borussia Dortmund e Marsiglia. Poi arriva la rottura del crociato anteriore, ma anche con la piazza, e con il sergente spagnolo, un purgatorio di sei mesi. Lo strappo quasi definitivo a Dimaro, con i fischi estivi dei tifosi napoletani sotto il palco della prima presentazione stagionale, una pugnalata che sembrava dividere le strade tra lo scugnizzo napoletano e la sua città. A provare a ricucire un rapporto ormai deteriorato ci ha pensato il nuovo mentore della panchina partenopea: Sarri. La fortuna dell’ex allenatore dell’Empoli, che poi si rivelerà anche quella di Insigne, è la necessita di ricami e fantasia sulla trequarti. Il tecnico toscano dopo l’arretramento di Hamsik ha bisogno di un fulcro di gioco dietro la linea mediana. Come si è visto nelle ultime partite, la spina nel fianco delle squadre avversarie ha preso il nome di Lorenzo Insegne, perché inspiegabile tatticamente.

Il 4-3-3 disegnato sugli schemi non è poi così rigido e porta l’esterno sinistro, nella fattispecie il folletto napoletano, ad accentrarsi per svolgere il ruolo di playmaker offensivo. In quell’area di campo nessuno sistema tattico prevede uomini in zona e l’alternanza in marcatura tra terzino e interno di centrocampo avversari crea incomprensioni, in grado di lasciare uno o più tempi di gioco a Lorenzo Il Magnifico. Dopo la consacrazione e la caduta ora Insigne è pronto a trascinare il Napoli. Adesso che gli azzurri sono per tutti i favoriti di un campionato che non vuole avere un padrone. Il proprio condottiero i partenopei lo hanno trovato, cercandolo per anni fuori dal proprio territorio, ma ritrovandoselo all’interno del loro recinto. Il traguardo è lontano come sono lontani i tempi nei quali la dieci era sulle spalle della Leggenda, ora il primo napoletano di Napoli cercherà di ripercorrere quelle orme per portare in vetta la sua città.