Un metodo obiettivo di classificazione dei migliori giocatori della storia è quello di quantificare i progressi e le teorie di gioco tramandate ai posteri dal singolo. È sempre difficile mettere a paragone i migliori giocatori della storia del calcio, ancora di più se questi hanno calpestato i prati verdi in tempi differenti. Johan Cruijff è stato il calciatore europeo che più ha rivoluzionato il gioco del calcio mondiale. Per le sue giocate da calciatore prima e per la filosofia di gioco da allenatore poi. Sulla carta d’identità aveva sicuramente scritto: Trequartista. Motivi di sintesi. In realtà fu uno dei primi tuttocampisti. Perno del calcio totale che non permetteva rigide restrizioni di ruolo. Da giocatore ha lasciato ai posteri la fluidità della macchina Orange. L’unica squadra considerata tra le più forti del mondo a non riuscire a vincere i mondiali. Riuscì a dominare nell’Ajax, l’espressione perfetta dell’Olanda che nel triennio ’70-73’ vinse tutto. I suoi movimenti da calciatore erano dettati dal pensiero che “Giocare a calcio è molto semplice, ma giocare semplice nel calcio è la cosa più difficile che ci sia”. Il primo che con semplicità riuscì a capire che “chi riceve palla già in movimento acquisisce mezzo secondo in più da chi parte da fermo è tutto lì il vantaggio”. Ha consegnato ai posteri la Cruijff draai. La veronica alla Cruijff. A metà tra un passo di tango ed una piroetta sul ghiaccio. Una finta di assist, impreziosita con un colpo di tacco, per poi puntare dritto la porta.

Infine ha impresso sulla pellicola cinematografica i settantotto secondi più incredibili del calcio. Il 1’ e 18” che cambieranno per sempre il modo di vedere le tattiche di gioco. È la finale dei mondiali del ’74, è l’inizio del tiqui taka. Una serie di passaggi infinita, conclusa con un inserimento di quel numero 14, che per forza di cose doveva essere atterrato dentro l’area per evitargli di segnare con tanta facilità. Perse quella finale, ma fu un sacrificio doveroso offerto all’umanità. Fu fondamentale per questo sport anche da allenatore. Sulla panchina del Barcellona. Ha plasmato l’idea di gioco di Guardiola. Il vero regista della corazzata blaugrana che ancora oggi domina. Ha raffinato l’impostazione tattica con un diamante, al di là della difesa a quattro. Un il mediano a fare da vertice basso. E poi la sinfonia dell’attacco. Unica prerogativa lo spazio. Sull’esterno, occupato dalle due ali. E in profondità. Senza la necessità di una vera punta in grado di impegnare tutta la difesa avversaria. Lo ripeterà anni dopo Guardiola, quando in assenza di punte prima del Superclasico, pensò ad un Messi al centro dell’attacco. “Lo spazio è il nostro attaccante”. Tutta l’area che si estende alle spalle dell’ultima linea avversaria giocherà a loro favore. Saranno gli inserimenti dei centrocampisti, a non dare punti di riferimento alla squadra avversaria. Proprio come fece in quel 7 Luglio 1974. Un inserimento palla al piede dalla linea di centrocampo. I difensori fermi sulle gambe, impassibili. Impossibile fermare un treno in movimento a quella velocità. Impossibile fermare una macchina che all’unisono compie quei movimenti aurei. È per questo che Johan Cruijff verrà ricordato. Per aver spiegato nel modo più semplice lo sport più bello del mondo.