Questa è la storia della realizzazione di un sogno impossibile; di chi partito da lontano, è riuscito a raggiungere la vetta. Campioni della Division 1, Norra (l’equivalente svedese della nostra Lega Pro): leggi Dalkurd. E fino a qui la notizia passa senza accenti, ma diventa un unicum se si scava nell’anima di questa squadra. Fondata nel 2004 da Ramazan Kizil, aveva come principale scopo quello di unire ancor di più la folta comunità curda presente nella piccola cittadina di Borlänge. Poco più di 200 chilometri da Stoccolma, all’incirca 41 mila abitanti e fino a quel momento famosa soprattutto come meta turistica nella stagione invernale e calcisticamente per il Brage, qualche stagione passata nella massima serie ma niente più.

La località svedese negli ultimi anni ha incentivato l’integrazione degli immigrati, che scappando dalla guerra cercano un nuovo futuro in Europa. Il Dalkurd nasce quindi con il principale scopo di unificare sportivamente sotto una società calcistica i valori di un popolo, privo di uno Stato, ma che da anni si sente una nazione. I simbolo, quello della bandiera del Kurdistan meridionale, e i colori sociali, con le maglie verde e nera a ricordare la propria terra martoriata dalla guerra. Il Domnarvsvallen Stadium è la casa, tre gradinate per 6,500 posti, e tanto calore quando il Dalkurd gioca in casa. Fumogeni e striscioni non mancano, la voce e i cori spingono la squadra verso traguardi immaginabili. Gia traguardi, o vere e proprie imprese. Perché la seconda squadra di Borlänge, è riuscita a compiere un percorso netto, i primi nella storia del calcio svedese. Vincono per cinque anni di fila il campionato e salendo nel 2010 fino alla Division 1.

In questa stagione un ulteriore step; un percorso netto composto da 17 vittorie e 8 pareggia senza alcuna sconfitta. Ad una giornata dalla fine del campionato, con ormai 17 punti di vantaggio sugli inseguitori il Dalkurd è matematicamente in Superettan, la Serie B svedese. Lontana dai obbligo basco di avere tra le fila solo mestieranti regionali, la squadra è composta, sì principalmente da calciatori di origine curda, ma anche da persone che hanno abbracciato gli ideali e l’unione di un’etnia ancora in cerca della propria autonomia. Seguendo la mente in campo, ma il cuore rivolto sempre verso il pubblico Se tutto questo non fosse abbastanza, il Dalkurd è entrato nelle prime pagine dei giornali a Marzo, dove il nome della squadra era accompagnato dall’aggettivo: miracolati. La squadra infatti in attesa di ricominciare il campionato, svernava lontano dal freddo svedese, affrontando amichevoli per l’Europa.

Proprio il 24 di quel mese la squadra si trovava a Barcellona, pronta a fare ritorno in patria. Il destino ha voluto che all’ultimo minuto la squadra non salisse sul volo diretto a Düsseldorf, ma preferisse un ultima tappa a Monaco prima di rincasare. Quel volo della Germanwings non atterrò mai nella città tedesca, ma si schiantò sulle alpi francesi, in seguito ad un’azione deliberata dal copilota. Il Dalkurd a Monaco entrò di fatto tra i miracolati, vivi per un puro caso del destino che ha protetto chi nella vita aveva dovuto affrontare un viaggio, partendo da molto lontano. Oggi il Dalkurd gioca la sua ultima partita di campionato contro l’Huddinge, l’ultimo passo di questo capitolo, l’inizio di uno nuovo, e allora Full fart framåt, avanti tutta fino alla fine.