di Andrea Lambertucci

Il possibile impiego della tecnologia nel calcio è da anni un argomento di fertile discussione fra gli appassionati e gli esperti, nonché materiale di facile propaganda per i più fervidi populisti dello sport più popolare del mondo. Da anni si parla, a vari livelli, della possibilità di impiegare supporti tecnologici in favore degli arbitri; supporti come la “biscardiana” moviola in campo, la moviola a bordo campo, la goal-line technology o l’arbitro televisivo.

Questo lungo dibattito sembra ora essere giunto ad un’epocale e significativa svolta: dopo appena due settimane dal suo insediamento, Gianni Infantino ha messo in moto l’intero movimento calcistico per avviare la sperimentazione dell’uso della tecnologia. La proposta del neo-Presidente FIFA ha raccolto ampia approvazione dalle federazioni di tutto il mondo, con alcuni movimenti nazionali che si sono dichiarati favorevoli e disponibili a rendersi parte integrante nel processo di sperimentazione. La FIGC, infatti, ha espresso la propria volontà, seguendo la linea “riformista” degli ultimi anni, di adottare fin dalla stagione 2017-2018 la tecnologia sperimentale che implementerà un settimo elemento nella squadra arbitrale di ogni partita.

Il TMO del rugby, invero, diventerà l’ “Arbitro televisivo” o “Arbitro della moviola”, che permetterà all’arbitro di consultarsi con i replay televisivi in caso di decisioni di particolare rilievo, come l’assegnazione di un rigore o l’espulsione di un giocatore. Naturalmente si sta valutando in quante occasioni poter ricorrere alla moviola. Al riguardo, sarà interessante vedere se si sceglierà una soluzione come quella dei “challenge” del tennis o del basket, a disposizione delle due squadre, oppure una formula più vicina a quella del rugby o del football americano, dove sono gli arbitri a decidere se doversi avvalere della collaborazione dell’arbitro televisivo.

Ciò che è sicuro, per ora, è che Infantino non vuole assolutamente perdere tempo dietro a discorsi inutili e teorie fumose, ma vuole muovere, fin da subito, i “passi nel futuro”, quei passi che nel momento della sua elezione il neo-Presidente ha promesso alle federazioni e a tutti gli appassionati. Questa è la più grande rivoluzione tecnica nel regolamento del gioco del calcio dopo la redazione definitiva della Regola 11, ovvero il celeberrimo fuorigioco, proposta dall’allora tecnico del Newcastle, Frank Watt, nel 1926.

Questa svolta epocale ci spinge, però, ad un’analisi delle remote motivazioni che ci hanno portato ad avere bisogno della tecnologia. La rivoluzione del fuorigioco ha reso il calcio uno sport altamente spettacolare e, probabilmente, più che un problema, all’inizio era stato accolto come una geniale innovazione. Però, oggi, il fuorigioco è visto come un danno per alcune società (prevalentemente le piccole) ed è, per alcuni, un’arma nelle mani delle squadre dei “potenti”. Stesso ragionamento vale per i rigori, o per i minuti di recupero.

Purtroppo, non sono le innovazioni regolamentari a migliorare il livello di regolarità negli eventi sportivi. Anche nel rugby, nonostante tutto, l’arbitro sbaglia. Dice un vecchio motto: “fatta la legge, trovato l’inganno”, perché l’arbitro è fondamentalmente un uomo e, per questo, purtroppo, è corruttibile o influenzabile, può sbagliare e cadere facilmente in errore. Anche la “Rivoluzione Infantiniana” creerà, prima o poi, i suoi problemi.

Forse servirebbe davvero creare degli arbitri-robot, macchine infallibili al servizio dello sport. Oppure, in fondo, basterebbe cambiare mentalità o punire più pesantemente chi cerca di macchiare il calcio con gli imbrogli.