Verrà ricordata come la serie scudetto più imprevedibile, aperta ed avvincente del nuovo secolo. La ricorderanno con particolare piacere in Sardegna, a Sassari dove la storia è stata scritta, conquistando il primo scudetto della loro storia. Nell’Italia sportiva i sardi sono gli unici a portare a casa un vero triplete; campioni prima in Supercoppa, poi in Coppa Italia – superando in entrambe le competizioni la corazzata Milano – ed infine in vetta al campionato italiano, laureandosi campioni proprio in quel di Reggio Emilia, la città del tricolore. Uno scontro tra due filosofie cestiste agli antipodi; gli emiliani figli del collettivo, dell’extra pass e della ricerca esasperata delle spaziature giuste per liberare i tiratori dal perimetro. Un complessivo italiano che nell’unione e la compattezza ha sfiorato l’impresa. Lo statunitense Banco di Sardegna la sua scelta l’aveva presa ad inizio stagione arruolando un’armata di giocatori americani, puntando sulla fisicità prima che sulla tecnica, sul pick and roll e penetrazioni prima del tiro da fuori. Il fattore campo è stato dominante il PalaBigi e il Palaserradimigni hanno vestito i panni del sesto uomo rimanendo inviolati fino a gara sette, nella quale le intense emozioni si mischiano al tifo e l’esaltazione del singolo può in un secondo decidere il match. È però il sesto atto ad aver reso immortale questa sfida; cinquantacinque minuti di tachicardica tensione, tre infiniti ed estenuanti overtime, conditi da sublimi giocate. La vince Sassari, dopo due match point sprecati da Cinciarini, il playmaker sciupa l’occasione con due piazzati poco inclini alle sue corde, Dyson fa il cannibale e porta due intere città all’ultimo episodio. L’odiata e amata gara sette è un punto di non ritorno, i quaranta minuti più attesi e pericolosi del basket, nei quali c’è spazio solo per i vincitori, dove l’intensità all’uscita da ogni time out è impressionante e dove prendersi pause di gioco è lesionismo allo stato puro. Sassari si fa male, concedendo l’intero primo quarto ai padroni di casa realizzando solo quattro miseri punti.

I successivi tre quarti sono l’esaltazione del singolo, da Lawal che estende i suoi tentacoli fino a raccogliere ogni rimbalzo che spiove dal cielo nelle aree pitturate offensiva e difensiva, Sanders nominato MVP prende per il braccio i suoi rialzandoli quando la partita sembrava scivolare lontano dalla Sardegna. Infine sempre Dyson con la sua discontinuità che ha fatto sudare le sette camicie a coach Sacchetti, ha accesso il proprio estro proprio nel finale di gara e con otto punti consecutivi ha di fatto schiantato Reggio. Siccome il destino voleva concludere il duello con un ricorso storico, ha messo nei polpastrelli di Drake Diener l’ultimo pallone della serie, lui il miglior tiratore di Reggio e della Lega, ma soprattutto ex di turno, che solo un anno prima si era dovuto arrendere ad un passo dalla consacrazione. L’americano trema e il tiro finisce tra le braccia di Logan è apoteosi Sassari, è triplette Banco di Sardegna. Lo Scudetto esce per la prima volta dallo stivale, il basket italiano si rialza dopo il dominio del Granducato sienese e sopratutto quello economico milanese. Il basket riporta all’Italia sportiva la consapevolezza che le imprese sono ancora possibili, che i soldi possono comprare i giocatori ma non possono plasmare una squadra. Creare l’alchimia tecnica, ma in particolar modo tattica è questione di competenza manageriale e gestionale. Mister Meo Sacchetti ha dimostrato di riuscire a quadrare il cerchio anche quando la retta via sembrava persa, superando due infernali gare sette ha dimostrato tutta la sua esperienza.

Alla Reggiana l’amaro in bocca di aver sprecato troppe occasioni, la libidine dello scudetto festeggiato tra le mura amiche ha accecato Pollonara e compagni, il silenzio della platea degli ultimi secondi ha aggiunto ancora più peso ad una palla di piombo, schiacciando la giovane GrissinBon. Sassari vince da squadra folle, da favorita, ma che solo dopo essersi affacciata dal burrone ed aver visto il vuoto è riuscita a redimersi e superare la paura. Su tutti infine vince il basket in grado di emozionare tutta Italia con le sue eterne storie, dai piccoli palazzetti come catini, ai pochi soldi per realizzare un sogno ed emozionarsi, sempre fino alla fine.