La peggior squadra della nobile storia della Premier League. Così verrà ricordata l’Aston Villa 2015/16 dai sudditi della Regina. Solo tre vittorie in tutta la stagione e una striscia di nove sconfitte consecutive, che sembra non volersi arrestare. I motivi sono però da cercare fuori dalla rosa effettiva.

Una condotta societaria scellerata e scelte poco convincenti sul lato sportivo, hanno portato al lento ed inesorabile declino della squadra di Birmingham. La discesa verso l’oblio comincia nel 2006 quando Randy Lerner, magnate americano, acquista la società. O meglio. La decisione iniziale di affidare la squadra a Martin O’Neil fu azzeccata. Per tre volte arriva sesto in campionato, raggiungendo una finale di Coppa di Lega. Poi cominciano le prime divergenze: O’Neil viene esonerato, e venduti i migliori talenti. Lasciano prima Milner, destinazione Manchester sponda City e poi il giovane talento Delph, seguito dell’attaccante di razza Benteke.

Ultimo segno di vita? La finale di FA Cup dello scorso anno. Wembley come sempre gremito. E Gunners a contendere il titolo. Wenger che non conquistava un trofeo da 9 anni ringrazia, alzando il trofeo più antico del calcio in faccia a chi aveva dato inizio a tutto. Già perché l’Aston Villa fu tra le squadre fondatrici del Campionato inglese.

Il Club nacque grazie a quattro giocatori della squadra di cricket del Villa Cross Wesleyan Chapel. Il Crickett a quei tempi era lo sport in voga. Impraticabile però nei mesi invernali e nelle giornate, molte oltremanica, nelle quali i campi venivano allagati dall’incessante caduta della pioggia. Decisero di mettere la palla a terra e di calciarla con i piedi, come avevano appena visto in un prato adiacente.

Per pubblicizzare il nuovo sport, cercarono di sfidare altre squadre. Il loro primo match fu giocato contro una piccola squadra locale di rugby che aveva sede ad Aston Brook. Le due squadre decisero quindi di dividere il match in due. Il primo tempo si giocò con le mani e il secondo con i piedi. Vinse il Villa Cross Wesleyan Chapel. Anzi vinse il calcio. I suoi 130 anni di età hanno portato i Claret and Blue a diventare la quarta squadra più titolata del Regno Unito, ma anche periodi neri, nei quali era difficile galleggiare nelle categorie inferiori.

Il punto più alto lo raggiunsero nel 1982. Rotterdam. Finale di Coppa dei Campioni. Di fronte il Bayern Monaco di Rummenigge e Hoeness. La decide White con un gol da rapace d’area, solo davanti al Müller, che devia la palla sul palo, ma non può nulla contro la storia. Poi il declino fino alla seconda divisione. Nel ’92 è di nuovo Premier League. Fino a quest’anno. Ventiquattro sconfitte. Il cielo è oggi più plumbeo sopra Birmingham. Tornerà a prendere le sfumature del Claret and Blue dalla prossima stagione. Anche in Premiership. Perché i Villans rimarranno sempre i primi ad aver portato il calcio nelle Midlands.