Ogni anno vengono ricordati i milioni di persone che l’ottenebrata follia nazista ha portato alla morte negli ultimi anni del regime. Tra queste la buona parte furono ebrei, i discendenti dei quali oggi ricordano quei sinistri e tragici avvenimenti col termine Shoah, la grande sciagura, la “tempesta devastante”.

Pochi si ricordano però che a quella persecuzione razziale – perpetrata nei confronti di chi avesse sangue semitico nelle vene – se ne affiancò una religiosa, nei confronti della Chiesa cattolica. Membri della Chiesa e fedeli vennero arrestati, condannati a morte o deportati, tanto che tra i “compiti” che Hitler si era prefissato alla fine della guerra, l’eliminazione della Chiesa risultava essere uno dei primi della lista.

Scene di un film per nulla diverso vennero girate nei paesi comunisti, a cominciare dalla Russia sovietica (anche qui venivano effettuati i “pogrom” massacri e devastazioni razziste contro la popolazione ebraica sia prima che dopo l’instaurazione del regime sovietico), dove numerosissimi cristiani vennero torturati, deportati, uccisi. Lo stesso pure avvenne ed avviene in paesi come Cina, Vietnam Corea del Nord.

Una mattanza, questa, che purtroppo – al contrario della shoah – non vede ancora una fine. Perché questa follia genocida non smette di mietere vittime, né nei già citati Paesi di impronta socialista, né nei moltissimi di fede islamica o indù.

Si pensi ad esempio a cosa è accaduto in un paese “liberato” dal giogo della dittatura, e che dopo quarant’anni può respirare a pieni polmoni la fresca aria “democratica”, la piena brezza della libertà: ogni riferimento va ovviamente alla Libia (le stesse considerazioni, con le differenze del caso, sono valide per le vicende che hanno portato all’abbattimento di Saddam Hussein in Irak), dove Il “leader della rivoluzione” Gheddafi venne ucciso nel 2011 durante un’operazione militare. Negli ultimi anni l’intera zona è diventata terra di nessuno, in mano a bande rivali che continuano a scontrarsi, in un mix caotico di jihad, estremisti islamici e traffici criminali. Nel solo 2012 venne costituito il primo partito islamico libero, ovviamente votato alla costruzione di uno Stato basato sulla sharia (legge coranica); questo stesso partito rifiuta di trattare con “formazioni in contraddizione con la sharia”, la quale oltretutto prevede la pena di morte(!) per bestemmia (semplice critica all’Islam) e “apostasia” (riferendosi a chi si converte ad altre fedi).

I Paesi teatro di queste carneficine ed angherie sono soprattutto asiatici ed africani, e se ne possono elencare a decine: dall’Algeria all’Afghanistan, dall’Egitto all’Arabia Saudita, dalla Somalia all’India, e purtroppo molti altri ancora. I cristiani sono perseguitati anche in Turchia, uno Stato del quale da anni si sta discutendo una possibile entrata nella UE; le critiche sono ovviamente numerose e la cosa dovrebbe essere fuori questione, trattandosi evidentemente non solo di una diversa cultura, ma di una cultura che non ha intenzione alcuna di integrarsi con la nostra.

E proprio parlando di Europa, quest’ultima ha, nel 2011, condannato questi atti di violenza religiosa nel mondo, promettendosi di intervenire chiedendo una strategia comune per tutelare la libertà di culto. Dalla promessa ad oggi sono passati diversi anni, eppure lo scempio non ha visto battute di arresto, e d’altra parte proprio la UE si distrae militarmente intervenendo a fianco (sotto) dell’Onu e della Nato nei territori ove gli americani hanno deciso di “esportare” la democrazia a suon di cannoni, onorando così la prima divinità liquida della storia, l’oro nero.

Sempre la stessa UE, e più ancora i diversi governi italiani si impegnano costantemente nell’accogliere numerosissimi clandestini, nel dar loro assistenza, e così pure nel garantire posti di lavoro, abitazioni, nonché nuove strutture di culto (spesso e volentieri moschee).

Intanto, mentre si sta leggendo, un’altra vita si spegne, e semplicemente perché cristiana. Stando alle fonti ufficiali infatti ogni anno vengono uccisi più di 105.000 (!) cattolici, circa uno ogni 5 minuti.  Sempre secondo queste statistiche, circa il 10 per cento su due miliardi di cristiani – approssimativamente 200 milioni (!) di persone – sono tormentate a causa della loro religione.

Massimo Introvigne (tra le tante, responsabile dell’Osservatorio sulla libertà religiosa presso il Ministero degli Esteri) ha lanciato l’allarme già diverse volte: «la persecuzione dei cristiani è oggi la prima emergenza mondiale in materia di violenza e discriminazione religiosa. Non vi è alcuna altra fede che sia così combattuta, sino al tentativo di genocidio in massa dei suoi aderenti».

Il Papa, da parte sua, ha finalmente lanciato l’allarme durante l’ultimo angelus, riferendosi in particolare agli ultimi avvenimenti in Iraq. Purtroppo il Santo Padre interviene troppo poco sull’argomento, avendo portato avanti un timido messaggio, lo scorso anno, nel solo giorno di Santo Stefano. L’attenzione è riportata su questi massacri quotidiani partendo proprio dalla figura del Santo, il primo martire della storia cristiana.

Nell’evangelizzare le folle e convertendole alla fede in Gesù Cristo risorto, Stefano incontrò ovviamente anche degli oppositori alla sua opera di fede, che – preso – lo trascinarono via per poi linciarlo a suon di pietre. Santo Stefano però morì per il Cristo, trasportando un messaggio di vittoria della vita sulla morte, e ben consapevole dei pericoli cui andava incontro. Questi milioni di cristiani (più di quaranta nel solo ventesimo secolo!) sono morti e muoiono nell’unica colpa di aver accolto Dio.

“Se non si gridano al mondo le cifre della persecuzione dei cristiani, se non si ferma la strage, se non si riconosce che la persecuzione dei cristiani è la prima emergenza mondiale in materia di violenza e discriminazione religiosa, il dialogo tra le religioni e le culture produrrà solo bellissimi convegni, ma nessun risultato concreto. Chi nasconde le cifre forse semplicemente preferisce non fare nulla per fermare il massacro” (Massimo Introvigne)