Tutti sognano che il più grande desiderio un giorno si realizzi. Molti si svegliano dal sogno, tempo di una doccia e si torna alla realtà. C’è chi invece dal sogno ancora non si è svegliato, o meglio, ne è diventato il regista indiscusso, come Jamie Vardy. 28 anni, Inghilterra. Originario di Sheffield, South Yorkshire, a 15 anni è lì che vuole giocare, nella squadra della sua città. Ma il provino non va secondo i piani, viene scartato perché troppo basso. Una delusione grande, a cui fa seguito un periodo di stop in cui non riesce ad avvicinarsi al pallone, se non in rare occasioni, per divertirsi con gli amici.

Ancora non sapeva che qualcuno aveva in serbo ben altro per lui. Jamie lavora in fabbrica quando a 16 anni entra nella rosa dello Stocksbridge e inizia a guadagnare 30 sterline a settimana. Un sogno per un ragazzo umile come lui che non aveva mai guadagnato giocando a pallone. Forse ancora non se ne rende conto, ma il suo sogno è solo agli albori, eppure inizia a cavalcare l’onda. In pochi investirebbero su di lui, ma come direbbe qualcuno, “pochi ma buoni” è già un inizio, e tra questi appare Andy Pilley del Fleetwood Town che lo acquista senza preavviso nel 2011. 31 gol in 36 partite di Conference. “Giocherà in Inghilterra!” aveva detto Pilley, e aveva ragione. Perché Vardy lo scorso giugno è proprio lì che è stato convocato, per un’amichevole contro l’Irlanda, e non solo per scaldare la panchina, ma per prendere il posto di Rooney nel secondo tempo.

Nessuno avrebbe scommesso su di lui, anzi i tifosi non si fecero problemi a dichiararlo un “acquisto da dilettanti” quando nel 2012 il Leicester lo volle tra i suoi per un milione e 200mila sterline. I tempi sono cambiati, la fabbrica è un ricordo lontano, così come le misere paghe settimanali della quinta divisione, ma Jamie non si monta la testa, rimane con i piedi per terra, nonostante la sua squadra abbia preso il volo. Dal passaggio in Premier League nel 2014 agli strepitosi risultati di questa stagione. E il merito è anche dell’attaccante di Sheffield.

Una testa calda, lo definisce Ranieri, sempre pronto a fare scherzi e a ridere, ma solo nello spogliatoio. Perché nel rettangolo verde il ventottenne inglese è una macchina da gol. “Jamie Vardy scores when he wants”, così lo hanno acclamato i tifosi delle Foxes quando ha segnato la sua undicesima rete contro il Manchester United, firmando una nuova pagina del campionato inglese. Incoronato primo calciatore a segnare per undici gare consecutive, ha spodestato Ruud Van Nistelrooy e si è accomodato sulla poltrona di recordman. Ma Jamie non è solo un destro potente e un fisicp che riesce a raggiungere i 35 km/h in corsa, è anche un ragazzo leale, devoto alla famiglia e agli amici.

Quando militava ancora in Conference fu costretto a giocare per sei mesi con una cavigliera elettronica, punizione per aver scatenato una rissa in un pub per difendere un amico disabile. Testa e cuore, la rivelazione della Premier League non ne sbaglia uno (14 gol in 16 partite) e anche quando non segna rimane decisivo per la squadra. Come ieri contro lo Swansea in cui ha fornito l’assist per il terzo gol di Mahrez che ha chiuso la partita lasciando a bocca asciutta i gallesi. È giusto che Vardy si goda il suo momento insieme all’intera squadra, che con 32 punti è ancora una volta prima in classifica, ancora una volta in barba ai pronostici.