Lo stivale si ritrova unito, e lo fa ciclicamente quando i grandi avvenimenti sportivi non calciofili danno speranze di vincita alle compagini azzurre. Così è accaduto che in questi Europei di basket itineranti, l’italiano medio ha prima vestito il mantello del criticatore, per poi salire sul carro dei vincitori una volta che il vento della vittoria ha cominciato a spirare sulla Penisola. La prima partita persa di solo un possesso dalla Turchia, ha fatto riemergere tutti quei discorsi qualunquisti, che gli “altri sport” al di fuori del calcio devono subire ogni qual volta le aspettative non vengano accompagnate dai risultati. L’immediato riscatto che ha portato in dote tre vittorie ha aizzato la folla, che ha dimenticato all’istante i cattivi pensieri. Non eravamo spacciati all’indomani della sconfitta turca. E non siamo di certo diventati i favoriti dopo le vittorie contro Islanda, Spagna e Germania. La costruzione del collettivo-Italia nasce dai big-three NBA, ma soprattutto dalla loro necessità di riscatto dopo stagioni altalenanti oltreoceano. E’ un’Italia operaia, sì. Definizione più giusta. Quella che dopo la vittoria contro l’Islanda si è guardata negli occhi e ha deciso di riconquistarsi tutti gli pseudo-tifosi, che troppo presto l’avevano relegata a semplice comparsa dei campionati.

Innalzare l’aggressività in difesa ed aumentare la ferocia offensiva erano gli antidoti, la Spagna invece era la mannaia che incombeva sulle teste del terzo sport più praticato nel nostro paese, ma che ad ogni occasione deve dimostrare di legittimare la propria importanza, come a giustificare i propri numeri attraverso le prestazioni sul campo. Eppure i continui attacchi infondati che devono subire gli sport comprimari in Italia, sono fondati su una percezione disincantata dei reali obiettivi conquistati, e da una scarsa se non assente lettura di dati che lampanti urlano la verità. In Italia il calcio è un movimento che ha oltre un milioni di adepti (1098450 atleti: fonte Coni-Istat), mentre per i due sport che completano il gradino del podio arriviamo a malapena ad un rapporto di 3:1 (365732 pallavolisti, 313587 cestiti: fonte Coni-Istat). Nonostante l’enorme manodopera fornita dal bacino di giovani che scelgono la via delle scarpe tacchettate, la Nazionale Italiana di calcio nella sua immensa e gloriosa storia è riuscita a portare a casa un magro bottino composto da: quattro mondiali di calcio ed un misero europeo. Per le altre due fazioni dello sport possiamo contare su: tre mondiali e sei europei conquistati dalla Pallavolo, più 2 EuroBasket vinti dalla nazionale della palla a spicchi. Malgrado i brucianti tradimenti degli ultimi due Mondiali, l’ancora di salvezza fondata sulla finale degli Europei di Polonia e Ucraina. L’Italia rimane attaccata al suo sport per eccellenza. Come degli innamorati perdoniamo i tradimenti dei divi del calcio, ma non ci accorgiamo dei grandi esempi di disciplina olimpica che gli altri sport ci offrono. Ogni anno li mettiamo sotto esame in attesa di affossarli in caso di bruciante eliminazione, ma non ci accorgiamo che con le loro imprese riescono ad unire il nostro paese sotto un’unica bandiera.