Avete mai calcolato quanti siano in media i giocatori bianchi e quanti i neri nelle squadre di calcio? Forse sono in numero pari. E nelle squadre di basket? Decisamente più neri che bianchi. Nel baseball? Pari anche qui. E nell’hockey invece? Nell’hockey non è così semplice. Nonostante sia uno dei quattro sport più popolari d’America, si può notare ancora qualche discrepanza nel trattamento che viene riservato ai giocatori di colore. Non si parla di segregazione razziale, per carità, quanto più di non essere adeguati per uno sport che si gioca sul ghiaccio. Ovviamente i giocatori di colore non possono per natura essere portati per uno sport del genere, in quanto non sono geneticamente predisposti a sopportare un clima così freddo. Come se i bianchi non potessero passare del tempo ai Caraibi perché non geneticamente predisposti alle temperature tropicali. Seth Jones nasce in Texas nel 1994, si appassiona all’hockey su ghiaccio sin da piccolo e all’età di cinque anni inizia a praticarlo. 193 cm per 93 kg che sfrecciano sui pattini, Seth è molto agile nonostante la statura e la prestanza fisica, gioca a hockey nella sua testa prima di scendere nel campo rettangolare, è bravo, ha una sua strategia difensiva, ma non per questo non sa essere anche offensivo. È difensore dei Nashville Predators, titolare dal 2013, al tempo conosciuto come uno dei cinque giocatori di hockey under 18 più promettenti del mondo. Seth è solo una piccola matricola nella National Hockey League, ma dotata di strepitoso talento. Ah, e come dimenticarlo, Seth è nero. E non solo, come se non bastasse, è figlio di una stella dell’ NBA degli anni novanta e attualmente allenatore degli Indiana Pacers, R.J. Popeye Jones. Ma perché allora non ha intrapreso la carriera da cestista come padre? Perché l’hockey non è uno sport per soli bianchi, ed è la storia a dimostrarlo.

La National Hockey League, la lega più famosa del mondo per l’hockey su ghiaccio, nata nel primo dopoguerra, trova le sue origini nella Coloured Hockey League, lega ben più antica, nata verso la fine degli anni 90 dell’ottocento in Canada per soli giocatori di colore. Ebbene sì, possiamo dire che l’hockey su ghiaccio sia nato da un’idea di sport per neri. Per soli neri. Una lega professionistica che vedeva confrontarsi più di 400 afro-canadesi divisi in squadre. Come la disciplina, anche molte delle innovazioni di questo sport furono inoltrate da giocatori afroamericani, come la possibilità per il portiere di allontanarsi dai pali e di interagire con i difensori, oppure lo slapshot, quando il puck viene colpito con la mazza sollevata dietro al corpo. Un colpo che ricorda sicuramente il baseball, e infatti è proprio da qui che deriva, e più precisamente da un’idea di Eddie Martin, giocatore professionista per la CHL e battitore nel tempo libero. Quando scoppiò la prima guerra mondiale la CHL contava molti sostenitori, i giocatori non erano sottopagati e le società godevano di svariati sponsor. Nel 1917 quando fu fondata la National Hockey League ovviamente i giocatori di colore non furono ammessi, né venne tenuta in considerazione la proposta di creare un torneo misto. Ad oggi la situazione è cambiata. Gli spogliatoi, le tribune e il rettangolo ghiacciato hanno visto parecchi afroamericani consolidare le loro carriere professionistiche in NHL, ma come sempre rimane qualcuno che crede ancora che i neri siano capaci solo di raccogliere cotone e mangiare le banane dei propri alberi, se non rubarle ai loro padroni bianchi. E Seth Jones? Seth continuerà la sua carriera da difensore a Nashville, puntando in alto e dimostrando che le sue caviglie, come quelle dei suoi fratelli neri, non sono troppo sottili e affusolate per indossare i pattini.