C’è un proverbio trentino che dice: “Il gallo è la sveglia del contadino”. Un detto che viene direttamente dal DNA di questa terra. Fatta di lavoratori dediti al sacrifico. E di piccole soddisfazioni, che con il tempo hanno portato a grandi risultati. Nello sport era la Diatec Trentino a dominare la passione dei tifosi fino allo scorso anno. Una vera corazzata in grado di conquistare a raffica titoli continentali e mondiali. Ma proprio nel 2014 è iniziata la favola dei cugini del basket. L’Aquila Trento viene promossa in Serie A ed in pochi anni riesce ad affermarsi. Si fa spazio in quel PalaTrento fino a quel momento diviso solamente da una rete. Ora invece settimanalmente deve far posto a due canestri ed un lucido parquet.

Il contadino votato al lavoro porta il nome di Maurizio Buscaglia. All’Aquila dal 2010, dopo una precedente apparizione tra il 2003 e il 2007 non andata molto bene. Inizia dalla Serie A dilettanti, dove fatica e sudore devono colmare le lacune tecniche. È l’anno della rivoluzione interna alla federazione italiana e nonostante la retrocessione, ai trentini viene concessa una wild card per partecipare al campionato di DNA. Non si volteranno più indietro. Coach Buscaglia riesce ad imprimere alla squadra una forma vincente. “Un percorso che ci vede crescere quotidianamente”. Un tragitto lungo, ma meritocratico. Ha portato i protagonisti delle vittorie nelle categorie inferiori ad autolegittimare il proprio spazio nei grandi palcoscenici.

Altro minimo comune denominatore ha il nome di Andréas Forray. Cresciuto a cinema e asado. Porta la 10 sulle spalle, perché come nel calcio è lui il giocatore dalle mani buone. Lui che detta i tempi di gioco e chiama gli schemi per le azioni fondamentali. Argentino di nascita, ma italiano di adozione cestistica. Il primo anno in Serie A porta in seno il 4° posto e la qualificazione in EuroCup. A fermare la corsa dei trentini nei playoff ci pensa Sassari, poi campione d’Italia. Il processo di miglioramento del roaster porta giocatori di indiscusso livello ai piedi delle Dolomiti. La flotta degli italiani è un mix di giovani e mestieranti devoti alla causa di Trento.Beppe Poeta, 122 caps con la nazionale italiana. Dopo 17 anni di carriera è ancora lì, con la palla in mano a guidare le transizioni. Davide Pascolo, 26 anni ed un tiro orribile esteticamente, ma decisivo. Da piccolo non riusciva ad arrivare a canestro per questo tira con due mani dietro alla testa. E poi gli americani. Julian Wright, 4 anni in NBA, prima New Orleans e poi Toronto. Poi il viaggio oltreoceano per diventare dominante con Trento.

La campagna europea parte dalla certezza del PalaTrento inviolabile. L’ultima ad uscire vincitrice dal palazzetto fu Bilbao, era dicembre e i palloni pesavano un po’ meno di adesso. Ora tra quelle mura non passa più nessuno. Perfino Milano si è arresa allo stradominio dell’Aquila, cadendo al Forum. Il sogno è continuato a Strasburgo, dove in semifinale Forray e compagni hanno accumulato un +6 da difendere tra le mura amiche. Si ripeterà mercoledì a campi invertiti e chissà. Il contadino è ancora lì a meravigliarsi di come la sua creatura in poco tempo sia diventata grande. Dove prima c’era un gallo ora un’Aquila vola alta.