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Michele Maraglino è un cantautore e scrittore di origini pugliesi, attivo dal 2005. Nel 2010 debutta con il suo primo EP autoprodotto – “Vogliono solo che ti diverti” – a cui seguono gli album “I Mediocri” e “Canzoni Contro la Comodità”. Quest’ultimo, prodotto insieme a Daniele Rotella dei “The Rust And The Fury”, ha dato vita al CCC Tour, un concerto lungo due anni che ha fatto tappa nelle più importanti città italiane. Il suo singolo Taranto ha tradotto in musica i disagi della vita sotto i fumi dell’Ilva.

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Alla “Fame Dischi” si è di recente aggiunta “La Sete”, per promuovere la musica “fluida” sul digitale

Ad oggi Maraglino, con la sua etichetta, si occupa di ufficio stampa, di organizzazione eventi e promuove gruppi e cantautori autonomi. Tra le sue ultime produzioni, citiamo un breve manualetto di sopravvivenza per le giovani band esordienti che vogliono vivere di musica senza passare per il tramite dei Talent Show. “Il segreto per vivere di musica” è un manuale conciso, privo di fronzoli, che arriva dritto al punto e sonda una dimensione spesso dimenticata dai musicisti più ingenui: la partita doppia. Per vivere di musica non bastano gli accordi, dietro lo spettacolo si nasconde l’impegno quotidiano di un mestiere artigianale come gli altri, che spenti i riflettori e i diffusori deve trovare la sua sostenibilità economica. Così, in questo agile volume, Maraglino ci mette di fronte ad una guida pratica per chi vuole campare della propria musica, con tanto di elenco delle entrate e delle spese che questo tipo di attività comporta: a partire dal diritto d’autore, la Siae – a cui non si riservano critiche –, le vendite online, il merchandising, arrivando di fatto a sondare panoramicamente un mondo della musica che ha subito dei cambiamenti radicali nell’ultimo decennio e che richiede una buona dose di autosufficienza per abbattere i costi ed eliminare gli intermediari (distributore, ufficio stampa, agenzia di booking, produttori artistici). Ma dietro le diverse attività di divulgazione e di promozione di questo cantautore c’è anche una dimensione artistica profonda, che mette al centro del discorso la musica come esperienza che scaturisce dalla vita e nella vita. Nelle canzoni di Maraglino sentiamo l’autorevolezza dell’esperienza, della gavetta, dell’itineranza, una maturità professionale che non vuol dire compiutezza artistica – probabilmente irraggiungibile –  ma il senno e il tocco dell’artigiano, che sa padroneggiare la materia di cui dispone (a dispetto di molte band improvvisate, turiste e non viaggiatrici nel mondo della musica). A questo si aggiunge l’attenzione meticolosa per i testi e le tematiche affrontate, che non si chiudono mai in una dimensione intimistica e soggettiva.

Maraglino ci dimostra che si può essere dei cantori del malessere di una generazione senza rinchiudersi nella bolla di vetro del proprio narcisismo, né, tantomeno, confluire verso la “musica impegnata”.

L’esperienza individuale e la questione sociale si intersecano generando una musica leggera di qualità e di spessore. Maraglino si avvicina alla poetica pascoliana delle piccole cose, del vissuto quotidiano, senza perdersi nei grandi sproloqui, ma esplorando la routine, le consuetudini, i luoghi comuni del nostro tempo.

 

 

A partire dall’Aperitivo, un singolo che è la chiave di volta per interpretare l’universo di senso in cui si muove il cantautore, si capiscono i ritmi e i modi in cui viene affrontata la contemporaneità: una critica caustica e sferzante nei confronti della generazione-aperitivo, che si lamenta della propria condizione precaria sorseggiando il suo campari, incastrata in un perenne stato adolescenziale che impone come ragione di vita l’enterteinment. O ancora in Lavorare gratis viene descritta la triste situazione lavorativa di una società di giovani plurilaureati che nella grande corsa all’iper-specializzazione, ai master, all’apprendimento delle lingue, si è finalmente arresa al lavoro non pagato, agli stage, agli eterni tirocini.

“Te lo immagini se un giorno / tutti quanti a rifiutare / uno stage pagato zero / un lavoro che non è vero / te lo immagini che facce / i datori di lavoro / quando scoprono che più nessuno / è disposto a lavorare gratis”

Nell’affresco musicale che il giovane pugliese ha dipinto nei suoi album ritorna incessantemente il grigiore cromatico della mediocrità, del precariato, di una contrazione dei rapporti sociali, ma all’insofferenza per la presunta immutabilità delle cose – “tanto poi ritorna tutto come prima” – coincide, con uguale forza, la nota di colore dell’ottimismo della volontà. Incastrati in una società che disegna dei muri e delle gabbie sopra le nostre idee e le nostre passioni – “verranno sempre a dirti che c’è un muro sopra” – non ci si può arrendere al determinismo o al fatalismo, ma sono le scelte individuali di ognuno – il rifiuto, la forza di non scendere a compromessi con le avance del presente e mantenere intatta la propria dignità – a redimerci.

 

 

Tra gli altri temi, preziosissimo quanto anacronistico nell’era dell’iper-consumo, dell’abbondanza e del benessere come ideologia politica, sociale, economica, Maraglino deride la comodità e la vita piccolo-borgheseun lavoro, una casa, una vita mediocre – e tutte quelle scorciatoie musicali, quali i Talent Show, intraprese da artisti che rifiutano il lento, febbrile e costruttivo percorso della gavetta in strada o nei locali. I testi contro il consumismo, il disimpegno, la rassegnazione e gli amori plastici, i compromessi di chi cerca di ritagliarsi uno spazio di serena mediocrità senza rimettersi in discussione, sono tutti accompagnati da una semplicità sonora che li esalta e non ne offusca il contenuto, a differenza di un canone musicale che fa prevalere la base strumentale sul cantato – spesso asciutto, livellato sull’elementarità anglossassone, povero lessicalmente e simbolicamente.

In occasione dell’uscita del suo libro “Il segreto per vivere di musica”, chiediamo a Michele Maraglino di rispondere a qualche domanda.

Quali sono gli errori principali che commettono le band?

Non sono attente. Non curano tutti gli aspetti legati attorno alla musica. Fanno l’errore pericolosissimo di preoccuparsi soltanto di creare bella musica e di pensare che un buon album sia sufficiente a farli svoltare. In realtà è tutto cambiato e spesso non riescono ad emergere come si dovrebbe.

Ha ancora senso iscriversi alla Siae?

No assolutamente. C’è un’alternativa finalmente che funziona meglio, è gratuita ed è più redditizia per le band. L’alternativa si chiama Soundreef. Ho fatto una previsione: la Siae fra 10 anni sarà in seria difficoltà se non addirittura in pericolo di chiusura.

 

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Michele Maraglino durante il CCC Tour

 

Perché non partecipare ai Talent Show?

L’unico modo per andare a un Talent Show è essere più furbo di un Talent Show e sfruttare da soli la visibilità della tv. Ma pensare di essere più furbi di un programma televisivo spesso è un errore. E’ uno spettacolo che con la musica ha poco a che fare. Secondo me se la musica è la propria vita non si dovrebbe andare a svendersi in quel carnaio.

Quanto conta la gavetta per un artista?

Per me la gavetta è tutto. Farsi il mazzo è l’unica via. Non solo nella musica ma in tutti i campi. Se sei un povero cristo nato nel nulla hai solo uno strumento per emergere: farti il mazzo.