Se usassimo un grafico per descrivere la sua carriera ci troveremmo davanti a un alternarsi di sali-scendi clamorosi, picchi inarrivabili e ripide discese. Ma forse è proprio questa la caratteristica che fa di André-Pierre Gignac l’attacante che conosciamo, la capacità di raggiungere la vetta anche dovendo risalire un burrone. Sono la sua sete di gol e la capacità di trovarsi al posto giusto nel momento opportuno a garantirgli un posto assicurato in Ligue 1. Da Lorient a Marsiglia, passando per Tolosa. Gignac conquista un posto in prima fila tra gli attaccanti più promettenti. I gol sono tanti, ma anche le lunghe pause e le occasioni perse che fanno di lui un giocatore troppo discontinuo. è all’ombra del Velodrome che Gignac prenderà quel treno che nella vita passa solo una volta, che ha per conducente l’argentino “el Loco” Bielsa.

L’allenatore tirerà a lucido la squadra, rivoluzionerà il suo approccio alle gare e soprattutto ricercherà in maniera ossessiva la perfezione sul campo di allenamento. Primo motore della sua compagine, naturalmente il numero 9 Gignac. E arrivati a questo punto ci si può anche dimenticare per un attimo di Ibrahimovic e del PSG alle calcagna, e concentrarsi sulla (nuova) ascesa della prima punta del Marsiglia, mai fermo, dimagrito di otto chili e sempre pronto ad andare in rete. Il segreto è il lavoro spossante imposto da Bielsa, lo stesso duro lavoro che li porterà in futuro a scontrarsi più volte, tanto da portare André a lasciare anticipatamente le sessioni di allenamento. Il rapporto con l’allenatore e il contratto in scadenza lo allontanano sempre più da un futuro con la maglia dell’OM. La possibilità del trasferimento a parametro zero ingolosisce numerosi club italiani, prima tra tutti l’Inter, e europei, ultimo arrivato il Galatasaray. Ma la scelta di Gignac è come la descrive lui “Una scelta di vita”, e non comprende nessun magnate europeo, ma piuttosto passaporto, valigia e undici ore di volo, destinazione Monterrey, Messico. Approda al Tigres, una squadra ben organizzata, giovane e solida, dove la sua presenza può dimostrarsi decisiva.

Il 4-4-2 gialloblù non cerca il dominio dell’avversario ma piuttosto di impostare un gioco efficace, che non sempre tuttavia riesce ad imporsi, come nella finale di Coppa Libertadores in cui le tigri sono state “sbranate” dal River Plate argentino. Nonostante questo, il Tigres UANL è il club più florido del calcio messicano, confermato anche dallo scudetto portato a casa pochi giorni fa, che incorona Gignac ufficialmente come l’uomo del campionato, calciatore più pagato e primo europeo ad aver cercato di portare a casa la Coppa del Sud America. Ma anche in Europa è tutt’altro che un talento del passato, e come beffa per chi se lo fosse già dimenticato, chi lo desse per finito e prossimo al ritiro, ecco che a Gignac viene offerta la possibilità di tornare in Francia per giocare l’europeo al posto di Benzema. E non è la prima volta che al francese viene affidato il compito di rimpiazzare il connazionale, era già accaduto nel 2010 per volere di Domenech quando l’appuntamento era in Sudafrica per la Coppa del Mondo.