Che non bisogna mai giudicare un libro dalla copertina ormai è cosa risaputa. Così come l’abito non fa il monaco. Così come tutti quei detti, proverbi e modi di dire che ci ricordano che l’apparenza – fattuale, materiale – appunto, inganna. E’ un sentimento, quello della presa di coscienza, che ci rende orgogliosi di muovere una critica che sentiamo come perfetta e inconfutabile ; come quando al termine della lettura di un buon libro, guardando la copertina inadatta, ci diciamo : « Peccato».

Ma il rassegnato “peccato” questa volta verrà pronunciato prima del termine del libro, ed a libro ancora aperto, perchè quando mala tempora currunt forse le cose non vanno come dovrebbero andare.

«La Morte ha messo la sua impronta e il suo suggello su tutto ciò che noi siamo, e su tutto ciò che sentiamo e su tutto ciò che conosciamo e temiamo. Da prima muoiono i nostri piaceri, e quindi le nostre speranze, e quindi i nostri timori; e quando tutto ciò è morto, la polvere chiama la polvere e noi anche moriamo». Non lontano dall’epilogo del libro, Gabriele D’Annunzio, citando dei versi di Percy Shelley, tinge di aria notturna e quasi funebre l’ultima passeggiata, per il cimitero inglese di Roma, di Andrea Sperelli e Maria prima della loro separazione. Qui, per l’avventore di librerie prima della vacanza estiva, la lettura de “ Il Piacere” può dirsi più che conclusa e muore insieme alla speranza di trovare nel capolavoro italiano un libro “spinto”; e le parole saranno:« Tutta colpa della copertina». Perché in fondo, la Mondadori, con l’ultima edizione dell’Oscar di sempre D’Annunziano, qualche speranza ai non-lettori allupati la da. Il mezzobusto di un ragazzo a petto nudo campeggia infatti sulla copertina; sbarbato, munito di orecchino di forma circolare a mo’ di pirata, tatuaggi in vista e rigorosamente bendato da una donna le cui dita smaltate stringono il drappo nero. La bocca semiaperta e la scritta “Il Piacere” sugli occhi completano quella che poteva essere la copertina del best-seller erotico made in England “ 50 sfumature di grigio”. L’operazione di marketing messa in atto dalla casa editrice di Segrate si conformizza all’ unanime tendenza del mercato alla “poppizzazione” e mercificazione del sesso e del nudo a scopo commerciale. Se le automobili e le bevande energetiche hanno assuefatto i consumatori con una quantità sempre maggiori di erotismo latente – e non – nelle pubblicità, la nuova copertina del romanzo del Vate, ridotto allo statuto di uno yoghurt Muller, crea shock ed attira allo stesso tempo. La scelta editoriale di tramutare la maiuscola della congiunzione del cognome in una minuscola – e non credo che la veterana Mondadori si sia sbagliata per disattenzione – e la decisione di disfarsi del nome del poeta, hanno come obiettivo quello di orientare la vendita del libro nella direzione di un consumo più street e alternativo. La copertina palesemente gay-friendly, sulla scia dell’isteria ribelle che più omologata è difficile a volersi – e qui di esempi ce ne sono come se piovessero –, scandalizza il lettore appassionato, che conta “ Il Piacere” nella sua libreria, ma richiama quello dell’ultima ora, quella della vacanza ad Ibiza o a Rimini, del culto del porno e degli approcci in discoteca, quelli della trilogia di “sfumature” della James e il turismo sessuale.

Ma quale coscienza letteraria allora, viene da domandarsi, si cela dietro le scelte di una big dell’editoria italiana? Quale senso civico più che artistico, quale rispetto più che passione, esiste dietro una tale approssimazione, dietro ad un tale esempio di cattivo gusto? Quale perversione commerciale, e culturale direi a questo punto, rende possibile questo scempio?

La verità è che le categorie di analisi della realtà sono state rivoluzionate e i termini economici si sono sostituiti progressivamente a quelli etici e civici, e se il filo rosso della tradizione letteraria nazionale che percorreva in lungo e in largo lo spirito artistico italiano fino ai testi greci e latini si è spezzato a furia di stirarne i limiti e svilirne gli usi, a noi, nuovi lettori distratti della grande letteratura nazionale, non resta che acquistare questo grande classico, servito come più ci piace e annichilito ai nostri nuovi lifestyle, e intonare un Mea culpa. La letteratura sta morendo, senza far rumore.