‘’Es la última…’’ Il professore se lo ripete di continuo. Un’ossessione, una costante, quasi non ci crede. E’ dura accettarlo ma lo sa, prima o poi si lascia. Ultimo appello in una classe che di emozione gliene ha date tante. E’ dura andarsene, durissima. I disegni di una vita appesi alle pareti, gli studenti svezzati pieni di gratitudine, troppi ricordi. Es la última. Stavolta per davvero. Il professore si alza, los estudiantes insieme a lui. Va per uscire dall’aula, con la borsa a tracolla ma c’è un boato. Applausi fragorosi, qualcuno piange, perfino i collegi si stringono intorno alla sua despedida. Poi l’intera scuola si trasforma nel Camp Nou, gli studenti si tingono di blaugrana, i colleghi nei compagni di una vita. E infine, quel professore, non poteva essere che lui: Xavi Hernández. Ieri Xavi ha giocato la sua ultima partita al Camp Nou con la maglia del Barcellona (finale di Copa del Rey permettendo, in programma il 30 Maggio). Andrà in Qatar, ricoperto di soldi in un paese che ne ha tanti. Un addio sofferto, triste, la chiusura di un’epoca scandita da battaglie e trofei (ben 23, un record per un calciatore spagnolo). Ne son passati di anni da quel gol in Supercoppa contro il Mallorca eh? 17 no? Già, 17. Tanti, tantissimi. Ma ne valeva la pena.

Poi una gigantografia da mille e una notte sugli spalti del Camp Nou, per offrire il giusto tributo a una leggenda. I tifosi del Barca quando vogliono fare le cose in grande ci riescono bene. Brividi e pelle d’oca, chapeau. Xavi è stato un vincente, un ragazzo umile arrivato alla Masia via Terrassa all’età di 9 anni, con il viaggio pagato dalla madre. ”Stai tranquilla, ti ripagherò tutto”. E così è stato. Sogni? Tanti. Tecnica? Eccellente, da numero 10. Ha insegnato calcio a generazioni di giocatori, da qui il Professore. Arrivò bambino, se n’è andato da uomo. Finita qui? Nossignore. Perché dopo aver dominato l’Europa col Barca insieme a Iniesta, i due avevano capito che non c’era più nulla da conquistare. Allora si dissero: ‘Ocho Andrés, qui il dominio va prolungato…’ E così l’impero chiamato Barcellona estese il suo regno alla Roja. Centrocampo di palleggiatori, squadra di dei, attacco di stelle. Risultato? Due Europei e un Mondiale. Con Xavi massimo esegeta di quel calcio contemporaneo intriso di passaggi e duetti, inserimenti e progressioni. Il prato verde come classe, il Tiki-Taka come materia d’insegnamento. Il Professore a dirigere il tutto. Si scrive Xavi, si legge storia. E chissà se qualcuno riuscirà mai ad ereditarne la cattedra. Perché come insegnava lui, forse, nessuno mai. Gracias profesor.

FP