Traguardi, vittorie, spavalderia e bravura. Ma anche testardaggine e caparbietà. Queste sono le caratteristiche che fanno di Gianluigi il Buffon che tutti conosciamo. Quello del “Non importa contro chi giochiamo, in porta c’è Gigi”, una costante, un asso nella manica, un sospiro di sollievo per tutti gli juventini che la domenica si siedono sul divano tranquilli e beati.

È lui il numero 1, l’imbattibile. E non tanto per dire questa volta, che con l’ultima gara con il Sassuolo è arrivato a 926 minuti, scavalcando il record del grande Dino Zoff, e ne mancano solo quattro per dichiarare la porta di Buffon invalicabile. Il record assoluto è ancora tra i guantoni di Rossi, sarà il calcio d’inizio del derby di domenica prossima a fare la differenza? Lo scopriremo solo vivendo. Ciò che è certo è che l’ultimo pallone che ha superato Gigi è stato quello colpito da Cassano lo scorso 10 gennaio.

“Non si è accontentato delle sue attitudini naturali e ha lavorato molto sulla personalità”, sono state queste le parole di Zoff chiamato ai microfoni della Gazzetta dello Sport per commentare il nuovo uomo record. Ciò che trapela dall’intervista è una stima per il portiere più giovane, sempre velata da una grande pacatezza, quella che ha caratterizzato Zoff dentro e fuori dal campo. Incorona Buffon come leader della squadra, quello che un tempo era lui anche se con toni diversi, ma ciò che conta è come si parla ai compagni nello spogliatoio. È lì che si deve tirare fuori la grinta, in campo, tra i due pali, la storia è diversa, il portiere deve essere riflessivo.

Ma la riflessione non è l’arma vincente di Gianluigi, lo sono piuttosto l’audacia e l’istinto al quale un bravo portiere deve saper fare affidamento. Come nel 2000 quando indossava la maglia del Parma e difese la porta da una Inter affamata di gol e determinata ad entrare in Champions, cosa che farà ma non senza dare a Buffon la possibilità di effettuare una delle sue migliori parate.

Dopo il gol subito da Baggio su punizione, non sarà Recoba a metterla dentro, perché dalla porta c’è chi ha inquadrato quel pallone girato che da centrale si sposta verso l’incrocio dei pali. Con una leggera spinta sulle ginocchia e alzando il braccio sinistro Buffon riesce a toccare la palla in maniera decisa e a farle cambiare direzione, atterrando dal sul tuffo verso destra in una capriola degna di un acrobata. Tutti gli occhi del Bentegodi sono puntati su di lui, le due panchine sono ammutolite, sembra avere tutte le carte in regola per diventare il portiere più forte del mondo.

Ma Gigi Buffon non è solo questo, è anche rabbia e suscettibilità, come quando arrivato alla Juventus non riuscì a mettersi in luce e nonostante i buoni interventi sembrava venissero contati solo i gol subiti, non mancò dal far notare che gli vennero immediatamente rinfacciati i 100 miliardi (di lire) che la società aveva investito per acquistarlo. Non ama farsi mettere i piedi in testa, ma questo lo sanno in molti, né gli piace tenere a freno la lingua, ma nel bene e nel male, come è capace di esprimere il suo parere e il suo disaccordo è anche in grado di spendere buone parole per gli altri.

Quattro minuti, 240 secondi lo separano dall’acchiappare il record assoluto nel mondo del calcio italiano. Chissà se si sentirà in grado di affrontarlo ad occhi chiusi, come quando attende che un suo compagno bianco-nero tiri un calcio di rigore, senza guardarlo, girato verso la sua porta.