Ho visto un Pirata volare. Credevo fosse un sogno e invece era vero. Era vestito di un mantello rosa ed era in sella ad una bicicletta. Era il Giro d’Italia del 1999, erano gli anni di Marco Pantani. L’anno dopo la sua doppietta Giro e Tour, l’ultimo a riuscire in questa impresa. Al 90° Giro si presentava con il numero 1, quello dei campioni. E con i galloni del favorito, sul quale avresti certamente potuto scommettere. Mi ricordo della scalata ad Oropa. Quel salto di catena ad 8,5 chilometri al traguardo e la rincorsa che le portò a braccia alzate sul traguardo. Gli avversari tutti indietro, saltati al doppio della velocità. Ricordo la salita a Madonna di Campiglio scalata a 30 chilometri orari. Una tappa a metà tra Alpi e Dolomiti, squarciata dalla pedalata del Pirata. Poi non ricordo più niente. O forse vorrei farlo. Da quel momento il sogno di tanti appassionati di ciclismo svanì ed iniziò un incubo.

La sveglia del 5 giugno interruppe la leggenda Marco Pantani. Il livello dell’ematocrito era del 52%, dell’1% superiore al limite imposto dal regolamento. Erano gli anni in cui il ciclismo aveva deciso di provare a porre un freno al male incurabile del doping che lo affliggeva. Erano gli anni del “chi vince è dopato” ed altri sillogismi della stessa caratura. Eppure questa volta sembrava veramente diversa. Vuoi perché l’accusato non cercò improbabili scuse, ma capì subito che c’era “qualcosa di strano”. Già, proprio quelle scommesse. C’è chi giustamente puntò su di lui, e furono in tanti. Una quota bassa, perché alte erano le probabilità della sua vincita. Invece c’è chi ha puntato sul contrario. Erano in pochi, ma con un’ingente somma ed il potere nelle loro mani. Puntare sulla sconfitta di un campione che sembrava indistruttibile, ma che sulle Alpi si è sciolto.

Passeranno gli anni e quel sogno ormai svanito non tornerà più. Per Marco ripartire dopo questa volta “era moralmente impossibile”. Non si riprenderà più fino a quel dannato 14 Aprile 2004, quando venne ritrovato senza vita in una stanza di un hotel di Rimini. L’iter giudiziario farà la sua corsa. O meglio: il processo verrà chiuso riaperto e di nuovo ancora. Fino alle parole di Vallanzasca. Il criminale milanese dal Carcere di Opera tuona e risveglia tutti quelli che si erano accontentati delle scarne conclusioni concesse dalla giustizia. Proprio nel carcere milanese Vallanzasca venne avvicinato da una persona che lo invitò a scommettere contro “quel pelatino”.

Arriviamo ai giorni nostri e un’altra rivelazione riapre il caso, di nuovo. Questa volta è un’intercettazione ad un camorrista, il quale conferma alla figlia che la criminalità organizzata “cambiando le provette e facendolo risultare dopato” ha messo fine alla carriera di Pantani. Vorrei tanto fosse un sogno ma non è così. Il caso è riaperto e questo volta è diretto verso la sua definitiva conclusione. Sapevo che non era un sogno, ma la rappresentazione massima dell’estro nello sport. Della fatica dell’uomo che cerca di scalare una montagna con la sua bici. Della sfida contro te stesso prima dell’avversario. Ho visto un Pirata volare non era un sogno, si chiamava Marco Pantani.