di Andrea Lambertucci

Il 28 settembre 2015 viene comunicato l’esonero di Fabrizio Castori, allenatore del Carpi, l’eroe e il condottiero della storica promozione in Serie A. Il tecnico marchigiano ha inviato una lettera ai suoi ragazzi, in cui ricordava i momenti più felici legati alla sua esperienza sulla panchina dei biancorossi e, soprattutto, si fanno riferimenti, non troppo velati, alla lunga gavetta che il tecnico ha dovuto affrontare per riuscire a coronare il suo più grande sogno: allenare in Serie A. Un sogno che, stando alle parole di Castori, “nessuno potrà mai cancellare, perché in quel giorno gli uomini del Carpi hanno scritto la Storia: gli anonimi, i poveri, gli ultimi, quelli che hanno fatto la vera gavetta diventano i primi, perché sono semplicemente i migliori e tutti lo devono accettare”.

Certo, Fabrizio Castori non è il primo allenatore che riesce a scalare le categorie, arrivando in Serie A dopo anni passati nelle regionali: in questa ristretta (ed esigua) cerchia, vi sono allenatori “self-made” come Maurizio Sarri, famoso per i suoi innumerevoli schemi sui calci piazzati, o Arrigo Sacchi, che con il Milan ha vinto due Coppe dei Campioni. Però, si deve analizzare questo “sistema” partendo dalle sue regole e dai prerequisiti richiesti per poter partecipare ai corsi di formazione o di abilitazione alla professione del ruolo di allenatore. Innanzitutto, i corsi che qualificano i futuri tecnici, anche quelli che abilitano ad allenare solamente le categorie dilettantistiche o i campionati giovanili, sono a numero chiuso e vengono stilate delle graduatorie nelle quali i punteggi sono assegnati prevalentemente in base ai traguardi raggiunti durante la carriera da calciatore. Infatti, il range di punteggio è su base annua e ogni stagione ha un proprio punteggio massimo, che va dai 4.00 punti per la Serie A ai soli 0.10 per la Terza Categoria: ciò risulta essere profondamente ingiusto perché, ad esempio, il giovane Gaetano Monachello, che ha giocato gli ultimi venticinque minuti nella partita Sassuolo-Atalanta, possiede ora un punteggio che un giocatore di Terza Categoria potrebbe ottenere dopo 40 anni di carriera.

Inoltre, le presenze in Selezioni o Rappresentative assegnano punteggi che vanno dai 0.50 per ogni singola partita disputata con la Nazionale “A” maschile e i 0.20 della Rappresentativa di Lega D; purtroppo, però, i punteggi assegnati alle donne sono molto più bassi rispetto a quelli di cui possono avvalersi i “colleghi” uomini. Altri punteggi sono dati dalle precedenti esperienze di allenatore o dagli attestati scolastici, in cui hanno prevalenza le lauree in Scienze Motorie e il Diploma ISEF, con 5.00 punti, sugli altri titoli di studio, non cumulabili, come le lauree conseguite in altre materie o diplomi degli istituti di scuola media superiore, 4.00 e 3.00 punti, rispettivamente. Infine, danno punteggio anche le precedenti esperienze come allenatore: ciò è paradossale, perché si richiedono “esperienze” che i candidati, nei concorsi “base”, non possono ovviamente aver raggiunto.

Si deduce, quindi, che il sistema esclude i “non-giocatori” e i “non-professionisti”, dalla possibilità di entrare a far parte fin da subito dello staff tecnico di squadre di primo piano e, spesso, come ha ammesso lo stesso Maurizio Sarri, quelli che riescono a compiere questa ardua scalata vengono comunque discriminati: “Mi chiamano ancora l’ex impiegato. Come fosse una colpa aver fatto altro”. Anche Fabrizio Castori era riuscito a realizzare il suo sogno, riuscendo a raccogliere molti consensi tra gli appassionati, che hanno seguito la sua favola e quella dei biancorossi, e che sperano un giorno di poter raggiungere gli stessi traguardi, quei traguardi che “nessuno potrà mai cancellare”; perché a volte gli ultimi diventano i primi, perché a volte i sogni diventano realtà, perché a volte, nella vita, si è tutti un po’ Fabrizio Castori.