È l’incanto del gioco, la linea sottile che divide l’estasi del vincere e l’indifferenza del perdere. Il margine oltre il quale entri nella storia, e quello dietro cui verrai dimenticato come secondo. La favola chiamata Leicester ha accesso tutti i riflettori sulla squadra di mister Ranieri. Eppure nessun vincitore sarebbe tele senza un degno sfidante in grado di contendergli la sfida fino alla fine. Il ruolo di vittima sacrificale spetta al Tottenham. Il miglior Tottenham delle ultime due decadi. Il merito? Mauricio Pochettino. Lo Sceriffo di Murphy. Mandato direttamente da quel Loco di Bielsa. Un anno di assestamento, lo scorso. Nel quale Pochettino designa il suo undici ideale. Fuori Paulinho, nonostante la grande scommessa economica. Bocciati Adebayor e Soldado, sacrificati sull’altare di Harry Kane.

Dentro Dele Alli, e che scoperta. Il 4-2-3-1 è il diktat imposto dall’argentino. Predilige l’attacco verticale, alle spaziature esterne del gioco. Rimane ispanico nel possesso palla, senza mai abusarne. Meno precisione nei passaggi, inferiore all’80%, perché nella zona calda del campo l’assist è finalizzato alla creazione del gol. Gli esterni: Lamela e Eriksen. Invertiti rispetto al piede forte, per sfruttarne la convergenza verso il centro. Le fasce sono occupate esclusivamente dalle sovrapposizione dei terzini, mentre ai trequartisti il difficile compito di trovare le spazio alle spalle dei centrocampisti avversari. E poi c’è quel numero 9. Capocannoniere con 25 reti. Nonostante l’immensa stagione di Vardy. Nonostante il solito apporto di Aguero alla causa Manchester City.

Una partenza a rilento quella degli Spurs. Solo tre punti nelle prime quattro giornate e nemmeno una vittoria. Inizio pessimo con l’United e il pareggio pazzo con il Leicester, che festeggiava per il punto conquistato contro una big. Poi l’Europa League che rinforza le convinzioni di un organico in cerca di risposte. Gliele offre un ragazzino di appena 20 anni. Prima da pivote davanti alla difesa. Poi spostato da Pochettino più avanti, in assistenza a Kane. Impressionante il suo apporto alla causa. Una facilità innata di lettura del gioco e la concretezza nell’ultimo passaggio. Importante il suo background difensivo per dare il via al pressing forsennato che il Tottenham mette in campo. Il recupero della palla all’interno della metà campo offensiva è essenziale per sorreggere un impianto tattico composto da 4 attaccanti poco propensi al sacrificio. Tutto bene fino alla doppia sfida contro la Fiorentina. Eliminati i viola, la brillantezza atletica della squadra del nord di Londra svanisce.

Evidente l’inferiorità fisica palesata contro il Borussia Dortmund. Altra squadre che fa della corsa un elemento vitale. Il Tottenham viene così eliminato nettamente dall’Europa League e comincia a soffrire anche in campionato. Il Leicester sembra non sbagliare un colpo. Fortuna, tanta per i Foxes, e la poca esperienza degli Spurs hanno scavato un solco incolmabile nella possibile rimonta. Limiti caratteriale messi in vetrina nella partita più importante della stagione. A Stamford Bridge il Tottenham scende in campo con i nervi a fior di pelle, che saltano quando il match sentenzia la vittoria del Leicester. Forse era l’unico anno in cui una squadra poco spendacciona come il Tottenham avrebbe potuto realmente vincere. Un campionato in cui le grandi di Inghilterra si sono prese un periodo di pausa. Un annata nella quale il Tottenham ha senza dubbio espresso il miglior calcio della Premier League. Non è bastato. Questo è l’anno del Leicester. Una favola unica, degna del miglior antagonista.