Sembra un film, ma non lo è. È un sabato sera entrato nella storia, un 11 settembre tinto d’azzurro. Quasi un replay di vent’anni fa, quando su un fazzoletto di terra rossa in Puglia Flavia e Roberta si affrontavano nei campionati Juniores. Oggi hanno 33 e 32 anni, e sono la vincitrice e l’avversaria del Grande Slam 2015. Nessuna italiana aveva mai giocato una finale sul cemento di Flushing Meadows, Flavia è stata la prima. 33 anni di Brindisi, una carriera alle spalle, una passione tramandata di padre in figlia. Tra lei e la Vinci un bel rapporto di amicizia, “Eravamo quasi sorelle”, dichiara in una delle numerose interviste, complici e rivali sul campo, compagne nella gavetta verso il successo. Due talenti già da piccole, ma grezzi, da affinare. Dividono una coppa del mondo U16 e un doppio U18 al Roland Garros. Oggi, invece, la gloria del più bel derby azzurro mai visto prima. Eppure non sono solo le vittorie a tessere il filo che le lega. La Puglia fa da cornice alle loro carriere parallele, nonostante siano cresciute in due provincie completamente diverse.

Roberta infatti nasce a Taranto nel 1983, anno del ritiro di Panatta (scherzo del destino?), anche lei spinta dal papà sul campo in terra rossa. Dal rovescio affilato, molto forte sottorete, oggi può vantarsi di aver compiuto un miracolo. Battere Serena Williams a casa sua, in semifinale, al “suo” torneo. Piccola, batte la gigante Williams in velocità, sorprendendola con colpi sottorete quando ancora era lontana. Se la Pennetta dal 2009 rientrava nella top-10 del tennis mondiale, un posto per sé la Vinci non se lo era riservato, né era tra le favorite per questo US Open. Eppure è arrivato il suo riscatto, dalle prime pagine americane che recitavano “Roberta choc the world”, alle interviste post partita di una Williams annichilita, senza parole, quasi pietrificata dalla piccola furia italiana che ha avuto il coraggio di richiedere gli applausi del pubblico americano dopo due ore di gioco.

Così la realtà ha superato il sogno e la Vinci ha raggiunto la Pennetta, prima finalista con la vittoria su Simona Halep, numero 2 nel ranking mondiale. Nonostante abbiano condiviso parecchi campi da gioco, nonché una casa per quattro anni a Roma, hanno due stili molto diversi. Flavia si è sempre distinta per il suo colpo molto pulito nei primi anni di carriera, è stato proprio “sporcandolo” e caricando sul diritto che è diventata un’avversaria temibile alla pari delle Williams. Eppure ad inizio partita sembrava contratta, rigida nei colpi, tanto da non mettere in difficoltà l’avversaria.

La Vinci, invece, non perde una palla. Match che si alterna tra punti della Pennetta e recuperi della Vinci e viceversa, il pubblico non può annoiarsi, il livello dei set è molto alto, le ultime ambasciatrici del tennis italiano sanno difendersi dalle posizioni del ranking e regalano uno spettacolo sublime, con un po’ di affanno della Vinci e una Pennetta sempre più sicura di sé che decide di lasciarsi alle spalle la tensione e di godersi il suo (ultimo) Slam. Infine, vince Flavia. Accompagnata da una Vinci delusa, ma non ferita. Roberta ha ben poco da rimproverarsi, è anche grazie a lei che lo spettacolo azzurro ha preso forma. La Pennetta alza il suo ambito trofeo e dichiara allo stesso tempo che lascerà il tennis, ha raggiunto il suo obiettivo ed è arrivata all’apice della sua carriera. Sembra che l’Italia femminile stia conferendo quel volto di riscatto al Belpaese, finito sulle prime pagine mondiali troppe volte per motivi sbagliati, dall’argento della Pellegrini, all’oro della Cagnotto, alle ragazze della ginnastica ritmica e per ultima a Flavia Pennetta.