di Giovanni Parente 

Dopo la partenza di Luis Enrique verso Barcellona, sembrava che il Celta Vigo fosse destinato ad un ennesimo fallimento come successo dieci anni prima. Per fortuna non è stato così, merito di Eduardo Berizzo. “Toto” – come viene soprannominato da sempre – ha anche giocato nella squadra Galiziana dal 2001 al 2005, in un periodo buio che seguì il biennio noto come “EuroCelta”. È considerato come uno dei tanti allievi del maestro Bielsa visto che è stato proprio il “Loco” a lanciarlo in prima squadra ai tempi del Newell’s in un percorso culminato con la finale di Libertadores, persa contro il Saõ Paolo nel 1992.

Il modulo di Berizzo è un 4-3-3 con chiara propensione offensiva, difesa alta con l’applicazione della trappola del fuorigioco, centrocampo di qualità e attaccanti rapidi. Il gioco è lento e calcolato in ogni passaggio, le scorribande dei terzini sulle fasce sono una costante, in particolare con Hugo Mallo a destra. Risulta ossessivo anche il pressing applicato da ogni giocatore del Celta che cerca di recuperare il prima possibile la sfera per poi lanciare verticalmente un compagno libero e cogliere di sorpresa l’avversario e, quando questa soluzione non si realizza, si punta sulla circolazione di palla alla ricerca dello spazio decisivo. Appena viene perso il possesso, hanno luogo le transizioni difensive. “Non abbiamo un centravanti, perché il nostro centravanti è lo spazio” disse Pep Guardiola. E questa citazione sembra quanto mai adatta a rappresentare il gioco dei galiziani.

L’azione si sviluppa fin dal portiere che smista i palloni verso uno dei due centrali difensivi, solitamente Cabral, che ha come diretto interlocutore il mediano Augusto Fernández, metronomo del Celta: brevilineo, destro e con un ottima tecnica. Quando serve è lui a scendere tra i due difensori per ricevere palla dall’estremo difensore per impostare l’azione. A fargli compagnia, a centrocampo, ci sono Pablo Hernández, molto bravo nei lanci lunghi volti a sbilanciare gli avversari, e il danese Daniel Wass, abile sui calci piazzati: il primo è un “trequartista mancato” mentre il secondo è una mezzala tuttofare funzionale al gioco di Berizzo. Il trio offensivo è composto dagli esterni Fabian Orellana e Nolito, canterano scaricato troppo presto dal Barça e che ora si è preso la scena a suon di goal e prestazione da incorniciare.

In estate lo hanno cercato praticamente tutti i grandi club d’Europa, ma lui ha resistito alle tentazioni consapevole che, solo rimanendo in Galizia, potrà trovare la continuità giusta per giocarsi un posto nella spedizione spagnola per EURO 2016. Al centro dell’attacco troviamo un giocatore “fatto in casa” che, dopo aver fatto la trafila delle giovanili, ha cercato l’affermazione a Liverpool prima e a Siviglia poi finendo per tornare lì dove è tutto cominciò: il suo nome è Iago Aspas. Nato a Moaña, cittadina di ventimila anime votata alla pesca e affacciata sull’Atlantico, è un giocatore tecnico, mancino, il perfetto falso nueve di Berizzo. Così impostato il Celta soffre contro squadre schierate completamente dietro la palla e sui contropiedi avversari a causa della difesa alta e del dispendio in termini fisici che questo sistema di gioco comporta ma al tempo stesso questa è una realtà sempre più forte in Spagna: come statistiche relative al possesso palla, dopo il Barcellona, ci sono “i celesti” guidati da Berizzo con un portentoso 60% medio a partita.

Dopo l’incoraggiante ottavo posto della passata stagione, oggi il Celta Vigo è a soli tre punti dal Real Madrid capolista, è rimasto imbattuto nelle prime sei giornate di campionato per poi capitolare proprio contro i Blancos di Rafa Benitez e nel frattempo si è anche levato la soddisfazione di dare una lezione di calcio al Barcellona e al suo ex allenatore Luis Enrique nel vecchio stadio “Balaidos”. Il Celta ha vinto 4-1 e ha messo al tappeto i campioni di tutto con una miscela perfetta di dedizione, dinamismo, intelligenza e finezza. Merito di “Toto” Berizzo. E della sua realtà che sta prendendo forma. Sempre più.