Giovane, classe ’95, talento e umiltà. Ecco chi è Cristiano Lombardi, approdato da soli venti giorni all’Ancona 1905 e già autore di un gol. “Questa esperienza è iniziata in maniera positiva ma non è certo il momento di rilassarsi – racconta ai microfoni dell’Intellettuale Dissidente – soprattutto perché anche l’anno scorso era partita bene con un gol fantasma a Trapani”. Cristiano infatti non è nuovo nell’ambiente professionistico. Ha trascorso una stagione in Puglia, al Trapani in serie B. “Non è andata nel migliore dei modi, ma mi ha comunque lasciato qualcosa, un’esperienza sicuramente di carattere che nonostante non sia andata come speravo mi ha lasciato dei bei ricordi vivendo comunque un anno lì”. Un ragazzo modesto, umile, vola basso nonostante abbia realizzato uno splendido gol, firmato con una dedica speciale, degno di un giocatore con molta più esperienza di lui. Un buon esordio con una squadra “mista” come l’ha definita, giovani e più grandi, “È un bel gruppo, sono qui da venti giorni più o meno e mi sono integrato con tutti, siamo partiti bene. Abbiamo fatto 9 punti in 5 partite e una sconfitta meritata contro la Carrarese.”

Scaltro e onesto. Nato a Viterbo, cresciuto a pane e pallone nel Calcio Tuscia, un anno nelle giovanili del Siena e poi finalmente quella maglietta biancoceleste, entra a far parte della società che lo ha fatto innamorare, prima tra gli Allievi e poi con la Primavera. E quando si parla di Lazio il tono della sua voce cambia, quasi si emoziona. Cristiano è protagonista di due gruppi Primavera, quella dello scudetto di Bollini e quella di mister Inzaghi, entrambe molto forti, ognuna con le sue peculiarità. “Quella di mister Bollini era una squadra molto più tattica. Lui era molto preparato a livello tecnico-tattico, e poi quell’anno abbiamo vinto lo scudetto (ride ndr), i fatti parlano prima delle parole in questi casi.” Due stagioni in cui le primavere non hanno avuto molti rivali. “Mister Inzaghi invece, con il quale continuo ad avere un bel rapporto, mi ha fatto anche i complimenti dopo il gol con l’Ancona, è un allenatore molto carismatico e nonostante sia ai primi anni da mister riesce comunque a ottenere grandi risultati”. Chi è riuscito a far tanto però è stato il gruppo di Cristiano, Filippini, Pollace, Cataldi, Silvagni, molto più che compagni di squadra, amici anche ora che sono cresciuti e militano in squadre diverse. Un rapporto molto stretto con Lorenzo Filippini, dalle vacanze a Ibiza a quel Bari-Trapani, partita vissuta per la prima volta da avversari. “Prima ci vedevamo tutti i giorni e quando sono andato a giocare a Bari erano quattro o cinque mesi che non ci vedevamo, sicuramente la mancanza si sentiva, eccome se si sentiva (ride ancora ndr). Era il suo esordio lì e ancora non l’avevo visto, ma quando l’ho visto che si alzava e entrava non sapevo più se voler entrare io o no, sarebbe stato assurdo giocare sulla stessa fascia da avversari in una partita del genere. Ma alla fine è anche questo il bello del calcio”.

Cristiano non può attribuire alla Lazio solo il merito di gradi amicizie, ma anche quello di grandi emozioni, come la convocazione in prima squadra, quando mister Reja lo chiamò tra i grandi e Cristiano rispose subito. “È arrivata in un momento non troppo positivo per me. In quella primavera c’eravamo io, Keita, Rossi, Tounkara, c’era molta concorrenza (ride ndr), ed era un mese in cui io trovavo sempre meno spazio. Non me l’aspettavo. Però andare in prima squadra, soprattutto quando sei giovane in quel modo, ti dà quella carica in più che sembra ti dia la possibilità di affrontare chiunque e di potertela giocare con chiunque”. Non un gioco da ragazzi, ma quando il pallone è in campo si gioca per la squadra e Cristiano tra i grandi si è trovato bene “Mi sono sentito partecipe di quel gruppo e ci sono stato tranquillamente. È normale che i valori tecnici della serie A siano molto alti, richiede prestazioni fisiche e tecniche diverse, ma è stata una bella esperienza”. Un anno dopo forse, con una stagione di B alle spalle, sarebbe stato più preparato, come dice, a giocare in una Lazio più giovane come quella di Pioli:

“Non credo si possa dire che un ragazzo che deve ancora maturare sia pronto per la Lazio o per la serie A – come sempre modesto – ma sto lavorando per arrivare lì”. Quattro anni felici quelli con la maglia bianco-celeste, un susseguirsi di emozioni, anche se a Cristiano piace ricordarne una in particolare. “Il momento più bello di questi due anni di primavera è stato sicuramente quando abbiamo vinto il primo derby di Inzaghi a Formello”, ride di nuovo come per tutta l’intervista, “Di quella sera ci sono foto pubblicate, siamo andati a cena e abbiamo fatto serata tutti insieme. È stato l’avvenimento che ha consolidato un gruppo che poteva solo sbocciare. In quel momento, ho vissuto delle emozioni davvero particolari che mi hanno fatto innamorare di questo sport”. Futuro? “Io mi sono innamorato dell’ambiente della Lazio (ride ndr), dell’ambiente lì a Formello, poi mi sono innamorato di Roma. Per me l’obiettivo è tornare alla base, vorrebbe dire vivere la Serie A con una società importantissima”.