“E al terzo minuto di gioco prima rete per la squadra di casa, palla in area di Vargas per Aranguiz che non sbaglia mira e centra la rete, Cile che passa in vantaggio, partita ancora tutta da giocare”. Estadio Nacional de Cile, venerdì 20 giugno, terza partita del girone A della Copa America. In campo scendono il Cile, padrone di casa di questo torneo, e Bolivia, eterne rivali nel rettangolo verde e fuori. Il Cile già è su tutti i giornali per la settimana burrascosa che ha visto come protagonista il centrocampista Vidal, juventino di professione ma prima di tutto cileno, accusato di guida in stato di ebbrezza dopo aver causato un incidente stradale tra la sua Ferrari, distrutta nell’impatto, e un taxi, mettendo in pericolo la vita della moglie, coprotagonista della notte brava. “E il Cile raddoppia! Dopo due pali, Sanchez segna il 2-0! Il primo tempo è andato, e anche Vidal, verrà sostituito da Fernandez”. Non basterà l’esito di questa partita a placare gli animi. Il vero terreno di rivalità non è all’interno dello stadio di Santiago, ma tra le mura dei tribunali. Sono quasi 100 anni che la Bolivia pretende qualcosa dal Cile, e non è la Copa America o un altro trofeo calcistico. La Bolivia è uno dei 48 paesi al mondo che non possiede uno sbocco sul mare. Il problema è che precedentemente alla Guerra del Pacifico, lo possedeva eccome. La guerra tra i due paesi e il confinante Perù, combattuta per quasi dieci anni, portò il Cile vittorioso alla conquista di più di 400 km di costa e 1200 di territorio. Privati del mare i boliviani ottennero alcuni porti “in prestito” dal governo cileno, ma la volontà di riscatto è ormai entrata a far parte del patrimonio idealistico boliviano.

“Henriguez, entrato nella ripresa, mette il timbro su questo match! Palla al bacio dentro l’area, Aranguiz non deve fare altro che spingerla dentro e…doppietta per lui!”. Dal 2013 il governo boliviano ha deciso di cambiare rotta, appellandosi alla Corte Internazionale di Giustizia per rivedere in forma indiretta gli accordi del 1904 proprio con il Cile. Tuttavia, la questione è più ingarbugliata di quello che si può pensare, in quanto la corte dell’Aja non è considerata dal Cile l’organo adatto a pronunciarsi in merito. Sicuramente l’ago della bilancia non sta pendendo dalla parte della Bolivia, né in aula né in campo. Infatti…”bella palla di Valdivia per Mendel..il pallonetto e gol! Il Cile cala il poker su una Bolivia annichilita, che nonostante tutto non si arrende. Ma piove sul bagnato per La Verde. Autogol, il capitano Radels respinge male e la palla si deposita in fondo al sacco, scavalcando un incredulo Quinonez. La manita è servita! Non c’è più niente da fare, arriva il triplice fischio, 5-0 e tutti a casa”. O forse no. Anche la Bolivia riesce a classificarsi per i quarti di finale. Forse potrà rifarsi ed avere almeno questa di rivincita. Cile, ha la vittoria in tasca? Il torneo è ancora tutto da giocare. Per ora, insieme alla manita e ad un pizzico di amarezza che ruota ancora intorno alla faccenda della Bolivia e del suo mare ancora non ritrovato, non sono mancate le polemiche dei giocatori nei confronti della tifoseria cilena. La nazionale non voleva solo sentire fischi per gli avversari, ma anche quell’incoraggiamento che solo il dodicesimo uomo in campo può trasformare un’aspra rivalità in una sana competizione sportiva.