La risposta al calcio moderno arriva proprio dal paese che ne ha fatto da incubatrice, e si concretizza in un nuovo nome e nuovi colori, quelli del City of Liverpool FC. Un progetto nato nel 2014 da trentasette appassionati che unendo l’utile al dilettevole hanno messo le basi per quello che inizialmente doveva essere solo un sogno. Per i promotori dell’idea, il City of Liverpool non nasce come protesta, ma come alternativa a quel football-business che è diventato il calcio inglese da quando la Premier League è entrata nel processo di globalizzazione, creando un gap tra il calcio giocato e le sue radici originarie. Ma soprattutto un gap enorme con i suoi sostenitori, quel pubblico diventato sempre meno tifoso e sempre più consumatore e cliente. Liverpool è una città che gode dei migliori giocatori, amatoriali, semi professionisti e professionisti del paese – queste le parole di uno delle principali menti Paul Manning – il calcio qui esiste in ogni minuto della giornata e non solo in quell’ora e mezza sui campi di Anfield e Goodison Park.

L’aspirazione per questo club nuovo di zecca è quella di rendere omaggio all’orgoglio della città, e di includere al suo interno l’entusiasmo di una comunità che, oggi più di ieri, non si sente più presa in considerazione da parte dei grandi club. Ed è proprio dalla comunità e dalla società che si è partiti per mettere in piedi questo progetto, che con l’aiuto di Supporters Direct è stato riconosciuto come un’associazione di promozione sociale, o meglio un Community Club, con l’intento di coniugare la passione per il calcio dei tifosi e quella dei giovani talenti locali, tessendo una tela tra sport e comunità locale.

Non si tratta quindi di una rivalità con l’Everton piuttosto che con il Liverpool, né di una vecchia società in via di (ri)assemblaggio, né tantomeno di una società sul filo del rasoio comprata da tifosi facoltosi. Il City of Liverpool FC è piuttosto un club nato dal nulla, al quale sono bastate la passione e la lungimiranza dei veri appassionati per affermarsi nel mondo-mercato del pallone. La squadra sta infatti aspettando la risposta alla sua richiesta di ammissione per la stagione 2016/17 per la North West Countries Football League, nono livello del calcio inglese, ma ha già firmato l’accordo per la struttura, giocherà infatti al Delta Taxis Stadium, dividendolo con il Bootle. “Non che i soldi non siano nei nostri interessi – afferma sempre Manning – ma per ora è una questione di orgoglio locale”.

Eper realizzare anche il secondo obiettivo, quello economico ovviamente, il neonato club non ha che guardare ai concorrenti d’oltremanica quali Spagna e Italia, dove il fenomeno dell’azionariato popolare ha già piantato solide radici. Prima tra tutti la polisportiva del Barça, che conta 160mila socios nati da un gruppo di dissidenti con l’ambizione di fare della squadra un Més que un club, forgiato sui principi di trasparenza, autonomia, democrazia e risultati. In fondo l’idea anglosassone non è poi così lontana da quella portata avanti dai socios catalani. Il colore è stato scelto, il viola, simbolo della città, ora manca solo la risposta che arriverà in primavera e poi il City of Liverpool FC sarà pronto per la sua ascesa nel mondo del pallone.