È davvero questo il meglio che la nostra cara Serie A poteva offrire? Evidentemente no. Forse ci siamo fatti abbindolare da un’estenuante e spasmodica attesa, che ha pompato in modo eccessivo l’aspettativa dello spettacolo. La sfida tra la prima e la seconda della classe è evidentemente il catalizzatore dell’attenzione di ogni competizione, ma la nostra eclettica massima serie quest’anno ha dimostrato di non voler sottostare a questa regola. Eppure Juventus e Napoli si presentavano con il primo e terzo attacco del campionato, forse troppo sbrigativamente sinonimo di spettacolo. Sono in realtà le difese a regnare, e come altrimenti nella patria della terza linea e della tattica restrittiva. Quello che in realtà rendeva la sfida dello Stadium un vero scontro, era l’idea che le due contendenti fossero le squadre più europee. I bianconeri per ovvi meriti dimostrati lo scorso anno, i partenopei per essere, ranking UEFA alla mano, la seconda italiana in classifica.

Ha vinto il collettivo più abituato a sfide senza ritorno, superando difficoltà di organico e la giornata non brillante delle sue bocche da fuoco. Allegri si dimostra un abile stratega, il suo 4-4-2 asimmetrico straccia le tattiche provate in settimana da Sarri. Pogba si assesta sulla sua zona abituale di interno sinistro, intraprendendo scorribande sulla fascia solo in sporadiche occasioni, o quando costretto da obblighi difensivi. I problemi del primo tempo bianconero arrivano da lì, la mancanza di ampiezza della squadra, monca sul suo lato sinistro e la scarsa profondità di un Evra a corto di chilometri. Questo consente al Napoli di raddoppiare efficacemente sull’unica reale spia rossa presente a destra, Cuadrado. Hamsik e compagni hanno il merito di pressare alto grazie ai muscoli di Allan, attaccando la scarsa forma atletica di Khedira e lasciando il margine di impostazione solo a Barzagli. La mancanza di imprevedibilità è data dalla giornata poco positiva dei due playmaker offensivi: Insigne e Dybala. Il napoletano viene limitato nelle sue transizioni palla al piede dalla gabbia Lichsteiner-Khedira, che impediscono i rifornimenti a Higuain. Il numero 9 si batte, scatta e si scontra, ma i palloni giocabili sono veramente pochi. L’argentino bianconero invece è chiuso dall’ottimo posizionamento di Jorginho, che segue le sue tracce anche fuori dall’area di competenza, queste sono le partite per raggiungere la consacrazione, è giovane ed avrà tempo per completare il suo temperamento . Morata? Non pervenuto, se il Real Madrid volesse riprenderlo alle cifre della clausola rescissoria, è normale che a Corso Galileo Ferraris ci facciano un pensierino.

Per generare spettacolo dunque e provocare applausi elemento essenziale e indispensabile sono le occasioni da gol. Il tabellino segna la più eclatante dopo oltre un’ora di gioco con Dybala che sparacchia in curva una ottima assistenza di Pogba. Il Napoli ne ha una sola in novanta minuti, Hamsik ci prova di sinistro, evidentemente più l’estro di un singolo che un’azione corale alla quale i campani ci avevano abituato. La risolve Zaza con un 1-0 molto italiano, figlio di quel pizzico di fortuna che mette fuorigioco Reina e con lui il Napoli che esce sconfitto dalla supersfida. Rimane l’amaro in bocca per aver assistito a 90’ di movimenti robotizzati prefissati in settimana e poca fantasia per uscire dagli schemi tracciati, ed esaltare un pubblico in spasmodica attesa dell’estro. La Serie A si riscopre aperta. Un campionato che per oltre sei mesi si era ritrovato senza la sua Vecchia Signora, ma con uno scugnizzo che è riuscito a farla divertire. Il big match ha sentenziato che i campioni in carica sono ancora i più forti, almeno nella partita singola. Una squadra razionale che nelle partite importanti svolge il suo compito a memoria, senza inciampare in artefizi poco concreti. E allora teniamoci stretta la nostra cara Serie A, poco spettacolare, ma piena di tatticismi, in sostanza molto italiana.