di Andrea Lambertucci

Fai un bel respiro, senti l’aria entrare nei polmoni, chiudi gli occhi. Hai 200 secondi per entrare in una partita maledetta e renderla una pagina indelebile della storia del club che hai sempre amato e di cui sei la bandiera da 23 anni. Ecco che entri in campo. 22 secondi. Gol. 2-2. Dai Checco, non perdere tempo sotto la curva, torna indietro. 160 secondi. L’arbitro fischia. È rigore. Respira. È la tua specialità. Vai Checco. Gol. 3-2. Gol. Gol. Gol.

Forse è questo ciò che hanno detto tutti i tifosi romanisti mercoledì sera, mentre seguivano quei 200 secondi di magia, come un padre che parla al figlio nel silenzio delle tribune di un campo di periferia. Francesco Totti, infatti, non è un giocatore, non lo è più da molto tempo; è il figlio di tutta la tifoseria romanista, che nel tempo lo ha cullato, ammirato e adorato.

I tifosi della Roma lo hanno cullato quando una provocazione infima gli costò il Pallone d’Oro, quando Vanigli lo stava per cancellare dal Mondiale del 2006, quando gli arbitri si sono frapposti fra lui e la gloria. La famiglia romanista lo ha difeso contro l’Italia che lo odiava e che voleva solamente vederlo indossare un’altra maglia. Per questo mercoledì sera i tifosi della Roma si sono commossi: non aveva segnato un giocatore, ma il proprio figlio, il figlio di tutti.

Ecco il Re di Roma. Il Re che la Roma giallorossa ha eletto e che rappresenta una città che eccelle nello sport più popolare al mondo. Francesco Totti è un re, ma un re che ora è rimasto senza esercito. Perché la polemica Totti-Spalletti, nella quale ultimamente si cerca di inserire anche Pallotta, è solo l’ultimo becero tentativo di strumentalizzare la figura del Capitano per attaccare la Roma. La Roma è stata negli ultimi anni tra le squadre più importanti in Italia, l’eterna Number One Contender dei poteri forti del Belpaese. All’estero tutti sanno e tutti parlano; in Italia, però, tante e troppe parole devono essere taciute.

Così la Roma deve subire in silenzio il 5 ottobre 2015, la divisione della Curva Sud, i continui rinvii per l’apertura dei lavori per lo stadio di proprietà (che pagherà a proprie spese) e, ora, questa costruzione mediatica di una diatriba fratricida tra capitano, allenatore e società.

Mercoledì sera, però, i tifosi della Roma hanno aperto gli occhi. La falsa idolatria dei media verso Totti, degli stessi che lo volevano screditare e che sono riusciti a tagliarlo fuori dalla Nazionale. Le domande insistenti a Spalletti e le inquadrature che lo vogliono far sembrare “disperato” ai gol di Totti, quando invece ha riso ed esultato (perché, ricordiamolo, oltre ad essere l’allenatore è anche un tifoso della Roma, i cui figli tifano Roma e vivono a Roma).

Adesso lo vogliono far passere come la leggenda di tutti, l’idolo di tutti, “Il Capitano d’Italia“. No. I tifosi della Roma, i tifosi che lo hanno adottato come fosse un figlio 23 anni fa e lo hanno amato e seguito in ogni sua giocata, in ogni sua parola e in ogni suo gesto, non si faranno privare del loro Capitano. Così come non si faranno sottrarre il loro allenatore, la loro società e la loro squadra. La Roma è dei Romanisti. E i Romanisti hanno un Re. Ora e sempre. Behold The KingThe King of Rome. “The King of Rome is not dead, Francesco Totti”.