di Andrea Lambertucci

La FIFA eleggerà il prossimo 26 febbraio il suo nuovo Presidente. E’ un cambiamento storico, che avviene dopo cinque mandati consecutivi di Joseph Blatter, in carica dall’8 luglio 1998. In questo momento, colpita al cuore dallo scandalo dello scorso giugno sulle possibili tangenti ricevute dal Commissario Esecutivo per l’assegnazione dei Mondiali 2022 al Qatar (sette dirigenti arrestati e quattro tuttora indagati), la FIFA cerca un volto nuovo, che possa garantire chiarezza, trasparenza e cambiamento al maggiore organo del Calcio mondiale.

Sette i candidati alla Presidenza FIFA, ognuno con le proprie peculiarità ideologiche, giunti alle posizioni di rilievo del calcio non giocato da ambiti diversi e con differenti riferimenti politici: sette nomi per prendere il posto di Issa Hayatou, il controverso e discusso presidente ad interim che detiene il ruolo dalla sospensione per 90 giorni di Blatter.

Chi sarà, però, il volto del cambiamento? Michel Platini è sicuramente un nome caldo, nonostante rientri anche lui nelle vicende del “FIFA Gate”, visto il supporto che gran parte delle federazioni calcistiche europee sarebbero in grado di garantirgli; un patto di lealtà tra l’attuale Presidente UEFA e le federazioni nazionali che andrebbe a rinnovarsi sulle solide basi costruite in questi anni: fairplay finanziario, rivoluzione ed allargamento delle coppe europee ed introduzione di graduali supporti informatici per gli arbitri.

Oltre a “Le Roi”, un nome che a Zurigo gode di particolare stima è Gianni Infantino, l’avvocato svizzero e attuale Segretario Generale della UEFA, noto agli appassionati per la sua indefessa partecipazione ai sorteggi della Champions League. La sua candidatura è sponsorizzata dal Comitato Esecutivo UEFA e una sua elezione a Presidente FIFA porterebbe ad una positiva rivoluzione dei contratti e delle partnership delle società calcistiche, auspicata dai club di fascia medio-bassa per ridurre il gap con le compagini più blasonate.

Ultimo candidato dell’area europea è Jérome Champagne, che aveva già concorso nelle elezioni del 2 febbraio, ritirandosi perché non supportato da un numero sufficiente di federazioni. Realisticamente, lo scenario potrebbe ripetersi, perché Champagne è stato dirigente di federazioni calcistiche come quelle della Palestina e del Kosovo; questo passato ha comportato per Champagne potenti inimicizie che difficilmente potranno svanire nei prossimi mesi.

L’Asia si presenta alle elezioni con due uomini della nobiltà araba: il membro della famiglia reale bahreinita Salman bin Ibrahim Al-Khalifa e il principe giordano Ali bin Al-Hussein. Il primo è già a capo della Confederazione Asiatica (AFC) e gode di un vasto supporto da parte dei paesi asiatici e della Confederazione Africana, cui non dispiacerebbe la nomina del bahreinita. Il secondo è fondatore e capo della Confederazione Calcistica dell’Asia Occidentale (WAFC), nonché attuale vice-presidente della FIFA, e si presenta alle elezioni con il supporto dei paesi mediorientali e, in particolar modo, dei paesi del mondo arabo.

La CAF (Confederazione Calcistica Africana) propone anch’essa due nomi: Musa Hassan Bility, presidente della Federazione Calcistica Liberiana, e Mosima Gabriel Sexwale, soprannominato “Tokyo”, personaggio politico sudafricano seguace di Mandela e tra i principali membri dell’African National Congress. Il primo sembra essere nettamente sfavorito per la corsa alla presidenza: nonostante sia supportato da molte federazioni calcistiche dei paesi sotto-sviluppati e del terzo mondo, Hassan sembra presentarsi a queste elezioni senza un programma definito, lasciando uno scenario di radicata incertezza sulla sua possibile nomina. Tokyo Sexwale, invece, seguace “della prima ora” di Mandela e membro attivo della politica, sia in ambito di lotta all’apartheid che dello sviluppo dell’intero continente africano, sembra avere significative chance di vittoria: sebbene sia un “homo novus” nel mondo del calcio, il suo background politico gli ha garantito le simpatie di moltissime federazioni, che potrebbero optare per Sexwale in caso di una situazione di “stallo” elettorale per le loro primissime scelte.

Cambiamento o stasi, innovazione tecnologica o rivoluzione economica? I giochi di potere, nei prossimi mesi, sceglieranno il sentiero di priorità che la FIFA sceglierà di percorrere nei prossimi anni. Chi vincerà la battaglia politica per la presidenza di questa FIFA “di dolore ostello”? Il prossimo 26 febbraio potremo finalmente conoscere la risposta, con l’unica ferma speranza di riuscire a liberare il calcio mondiale dal deprecabile vortice di scandali che hanno segnato questo 2015 travagliato.