Aritz Aduriz è nato a San Sebastian, cullato dal rumore delle onde delle sue famose spiagge, a poche ore dagli impianti sciistici dei Pirenei dove ha imparato a sciare. Il calcio non era il suo sport preferito, per questo motivo non ha un vero e proprio idolo in questo mondo, non sapeva che un giorno lo sarebbe diventato per qualcun altro. L’Athletic Bilbao è la sua casa, la casacca biancorossa la sua seconda pelle, e i tifosi dei leoni la seconda famiglia. Sono loro a lamentarsi con esuberanti “Aduriz non si vende!” quando verrà ceduto al Maiorca.

Ma la dea bendata non poteva spezzare il suo legame di sangue con il calcio basco e fu così che lo riportò sul campo del San Mamés nel 2012, non per assegnargli un posto in panchina, ma al centro dei riflettori. Roberto Montiel, il suo allenatore quando alle prime armi giocava nella squadra amatoriale dell’Antiguoko, lo descrive come un giocatore che sa usare bene il suo corpo, protegge e sostiene il pallone, un grande problema per gli avversari quando se lo trovavano di fronte. E se lo era quando il calcio rappresentava solo un hobby, figuriamoci ora che è tutta la sua vita.

Ad oggi Aduriz ha conquistato 26 reti stagionali in 38 partite disputate, con una media di 0,68 a gara, non male per uno grandicello come lui. Sì perché Aritz ha la bellezza di 35 anni, ma delle prestazioni in cui ne dimostra almeno dieci in meno. Come l’ultima di cui è stato protagonista giovedì scorso al Velodrome di Marsiglia, in cui ha segnato il gol decisivo del match da 27 metri di distanza. Il destro potente ha colpito con precisione il pallone servitogli di testa dal compagno Merino, nessuno scampo per Mandanda nella porta del Marsiglia.

Il gol è inaspettato e sbalorditivo. Una partita prima di emozioni, dicevano, smentita che arriva al 53’ e che si aggiudica il primato come gol migliore di questa giornata di Europa League. Tanta dedizione e pazienza, ecco cosa contraddistingue questo 35enne basco, passione dentro e fuori dal campo e un amore enorme per la squadra e per la sua terra, che non lo lascerà andare neanche quando sarà arrivato il momento del ritiro. “Un jugador tardìo”, ecco come gli piace definirsi, che ha fatto del calcio un gioco di testa non solo di piedi, rappresentante di un calcio all’antica, in cui il centravanti ha ancora la licenza di sgomitare per farsi strada tra gli avversari.