L’episodio della candidatura di Buttafuoco a governatore della Sicilia e la relativa stroncatura da parte di Giorgia Meloni  permette di trarre qualche lezione per chi è alle prese con una modernità ed una glovalizzazione out of control e intenda porvi rimedio.

La prima lezione è che L’islam non coincide in toto con il cosiddetto fenomeno dell’immigrazione, sarebbe ancora più penoso sovrapporlo a quella clandestina; l’Islam non è sbarcato a Lampedusa qualche mese fa…come  ha ricordato lo stesso Buttafuoco esso fa parte della storia della Sicilia, a meno che non si voglia rinverdire improbabili inquisizioni su la “limpieza de sangre” o cancellare la toponomastica dei nomi geografici e perfino la gastronomia dell’isola più grande del Mediterraneo, e Roma con la sua Moschea più grande d’Europa semmai conferma e onora quella storia e quella profonda attitudine delle genti italiane di cui la Meloni si vuol fregiare.

La seconda lezione è che non si può continuare a negare la presenza di un Islam nazionale vero e proprio, composto da cittadini italiani di religione musulmana, votanti e non solo “acquisiti” ma anche per “ius sanguinis”. Questi musulmani di fatto sarebbero in grado di svolgere un ruolo decisivo in seno alle istituzioni sociali, culturali e politiche della società italiana. Mentre nei mass-media leggiamo editoriali dove si fa ricorso ad esperti e accademici che non spiegano nulla e/o  assistiamo a talk show dove si preferisce far esibire spesso il doppio discorso di ospiti di cui è sufficiente il nome esotico.

Le medesime ragioni succitate valgono infine come terza lezione: il superamento della diatriba infinita sull’esistenza dell’Islam moderato consiste nel riconoscere quanto i musulmani italiani sarebbero in grado di contrastare i rischi del radicalismo? Chi stando sul campo, può conoscere meglio le sfumature “teologiche”, le derive jihadiste, le inerzie fra le organizzazioni islamiche e in senso più ampio nelle comunità? Allora…anche alla politica l’ardua risposta