“La perdita di senso è un pranzo di gala.”

Mi sembra che l’utero in affitto sia un fatto atroce, e dovrebbe esserlo per tutti quei particolari animali bipedi, razionali e sociali, che fino ad oggi hanno vissuto su questo pianeta. Rendere orfano un neonato in maniera sistematica e programmata, separarlo dalla madre (cosiddetta gestatrice) che lo ha tenuto in grembo per 9 mesi, negargli di conoscere (nel “migliore” dei casi) un genitore biologico, cioè colui che gli ha trasmesso metà del suo patrimonio genetico: tutto ciò, ancora prima di tirare in ballo parole come la Tradizione e la Storia, dovrebbe essere una cosa evidentemente mostruosa, disumana.

Lasciare queste considerazioni “ai cattolici” è un atteggiamento cretino, di chi ritiene che il concetto di ‘uomo’ sia un opuscolo che vendono in alcune chiese. Polarizzare lo scontro tra “bigotti” e “moderni” non ha nessun fondamento teorico o reale: è un’autotrappola in cui sta cadendo tutta l’umanità, o almeno la – piccola, ma tristemente decisiva – parte di umanità coinvolta in questo scontro. E l’assuefazione e la leggerezza con cui ormai chiacchieriamo amabilmente di queste pratiche, senza più neanche un pizzico di orrore fisiologico, danno la misura della rapidità con cui ci si adegua al discorso mediatico, al lessico e ai suoi contenuti.

«Se noi stacchiamo il fatto procreativo dalla relazione affettiva e sessuale si può ipotizzare un futuro in cui la produzione degli esseri umani avviene totalmente attraverso le macchine. Una volta combinato tecnicamente l’ovocita e lo sperma, si procederà a costruire artificialmente degli esseri umani. La scienza potrà arrivare a questo. Il problema non è impedirlo. La ricerca deve fare i suoi percorsi per capire quello che può della vita. Ma l’uomo non deve consentire che tutto ciò che è tecnicamente fattibile diventi lecito. […] Il patrimonio genetico è un bene che appartiene alla collettività storica nella quale si è formato. Come debbono essere beni condivisi l’ambiente, le piazze delle città, aspetti della vita economico sociale, così ci sono questioni che riguardano la cultura e la antropologia che non possono essere a disposizione di una libertà senza limiti”.
Pietro Barcellona