[Queste brevi righe sulla campagna #MeToo prescindono dal caso Weinstein, che pure, in qualche modo, l’ha generata. D’altronde è quasi sempre necessario operare una cesura nella catena degli eventi, specie quando la conseguenza partorita assume dimensioni rilevanti e vita propriacome sta accadendo in queste ore.]

Sui social network stanno impazzando post del genere

donne

Anche io. Se tutte le donne che sono state aggredite o molestate sessualmente scrivessero “Anche io” come status, potremmo dare ai lettori un’idea della grandezza del problema.
#MeToo

Innanzitutto, definiamo questa ‘aggressione’: fisica, verbale, virtuale, micro, macro? Un complimento esclamato per strada è aggressione? Una mano poggiata sulla spalla al cinema è aggressione? Le relazioni interpersonali avvengono sempre inesorabilmente per salti, anche se piccoli. E allora questa campagna di microgiornalismo dal basso, in cui ci si improvvisa reporter di un passato imprecisato senza dire né come né cosa sia veramente successo su quell’autobus o quel marciapiede, ma solo iscrivendosi gratuitamente nel club delle violate, a cosa porta? Questa frammentazione infinitesima della lotta sociale in guerra subatomica, nevrotica e totale, tutti contro tutti costantemente, vi fa stare bene? Vogliamo sospendere ogni tipo di esperienza extra-monadica, e rinchiuderci finalmente ognuno nella sua safe zone? Pensate davvero che questo calore da comunità virtuale intragenere, i bit e i tag che si abbracciano e che a stento vi surriscaldano la mano in cui tenete il cellulare, possano sostituire l’altra metà della mela?

Non è così, care amiche, è bene che voi lo capiate subito. Ed è fondamentale che chi ha subito violenza vada subito a sporgere denuncia nelle sedi preposte. Così come è raccomandabile che le altre la smettano di darsi fuoco alla mano davanti a tutti per farsi notare. La violenza sulle donne è una cosa seria, cerchiamo di affrontarla seriamente, tutti insieme. ⊥