In Italia c’è la famosa libertà di stampa? Che ruolo hanno i media come Sputnik e RT nel silenzio della stampa occidentale su temi internazionali? Sputnik Italia ne ha parlato con Alessio Caschera, responsabile della redazione esteri dell’Intellettuale dissidente, un quotidiano online giovanile che vuole fare analisi, opinione e informazione con una sua autonoma ed indipendente visione del mondo.

—  In Italia c’è realmente libertà di stampa?

 — Noi siamo abituati a pensare di vivere in una società liberale, in una liberaldemocrazia. In teoria una delle libertà fondamentali dovrebbe essere la libertà di stampa. In realtà c’è una libertà di stampa, ma a senso unico. Tutti sono liberi di dire tutto, però in un’unica direzione. I giornali e i media in generale hanno una pluralità nel dire tutti la stessa cosa. Il tema della libertà di stampa in Italia è abbastanza dibattuto, ci sono grandi gruppi editoriali che controllano pochi giornali. Se parliamo di politica estera, un vero dibattito non esiste. L’Italia è inserita in un contesto di alleanza militare come la NATO e, non essendoci un dibattito proficuo in politica estera, i giornali senza porsi il problema, prendono come un pacchetto già pronto le notizie confezionate dai giornali internazionali angloamericani. Poi traspongono queste notizie sui nostri giornali.

— Chiamiamolo un giornalismo “copia-incolla”. Ma ci sono temi addirittura praticamente censurati, come per esempio il conflitto in Ucraina. I giornali stanno zitti perché il governo italiano non ha ancora una posizione precisa in merito o qual è il motivo a tuo avviso?

— Il governo italiano non ha preso una posizione chiara, dà un colpo al cerchio e uno alla botte, sta un po’ con tutti e due. All’interno di alcuni gruppi editoriali la linea è molto più chiara rispetto a quanto non lo sia quella del governo. Da subito, appena è scoppiato Euromaidan e il conflitto nel Donbass, c’è stata una presa di posizione da parte dei più grandi gruppi editoriali nel voler colpevolizzare la Russia per qualcosa che in realtà non aveva fatto. Se pensiamo alla vicenda della Crimea, non c’è stato un approfondimento reale sulle ragioni storico culturali, che hanno portato il popolo della Crimea a scegliere con un referendum di aderire alla Federazione Russa. Si è raccontato una storia falsa, cioè che la Russia con i “boots on the ground” in Crimea voleva annettere questa parte di territorio dell’Ucraina, quando in verità era una richiesta che veniva realmente dal popolo di Crimea. Le ragioni storico culturali, vuoi per ignoranza di alcuni giornalisti o per volontà di tener nascosto un determinato tipo di situazione, non sono state neanche dibattute all’interno dei grandi giornali e programmi televisivi.

— La Russia viene associata a continue aggressioni, alla voglia di conquistare il mondo intero. Secondo te per quanto tempo ancora la Russia verrà rappresentata dai media come il “cattivo”?

— Mi viene in mente una frase letta su Limes di Lucio Caracciolo parlando della questione ucraina. Lui disse che per gli Stati Uniti la guerra fredda non è mai finita, perché non è un conflitto ideologico, bensì geopolitico. Gli Stati Uniti aspirano al controllo di una zona nel mondo, che è sotto l’influenza della Russia. Finché non ci sarà questo scontro finale per loro la guerra fredda non finirà mai. C’è un’immagine che viene costantemente presentata in maniera negativa di Putin. Nei primi anni turbolenti della transizione tra l’Unione Sovietica e la Federazione Russa è stato Putin che ha risollevato l’economia e l’immagine internazionale del Paese. Questo forse ha dato fastidio all’Occidente. Con Putin invece la Russia ha riconquistato il suo ruolo di grande potenza, che ne dicano poi esperti più e meno famosi. Per strada le persone hanno chiara la realtà dei fatti. Certo, c’è chi si informa di più e chi di meno, a livello di popolo c’è una percezione diversa del ruolo di Putin.

— La Russia lotta contro l’Isis, un nemico di tutti. Forse la Siria e l’intervento russo potrebbero essere un punto di svolta per i media in questo senso?

— Io confido di più nel potere delle persone comuni, rispetto al potere dei media. Io vedo comunque più un cambiamento al livello dei lettori. L’intervento russo in Siria ha completamente sbaragliato le carte, perché ha mostrato chiaramente chi appoggiava chi. I cosiddetti ribelli “moderati” che altro non sono gli islamisti di al-Nusra, non hanno alcuna differenza con l’Isis, seppure le grandi potenze della NATO, Turchia inclusa, per anni abbiano foraggiato con armi e denaro questi gruppi in funzione antigovernativa. L’intervento russo non ha fatto altro che palesare questa incredibile incongruenza. Si parla tanto di lotta al terrorismo internazionale, quando in Siria noi occidentali stiamo foraggiando il terrorismo.

— Vista la situazione geopolitica e l’atteggiamento della stampa occidentale, che ruolo hanno i media come Sputnik e RT?

— Il ruolo è molto positivo, perché mostra un’altra faccia della medaglia, il messaggio di questi media potrebbe suonare così: non esiste solo la storia che vi raccontano i vostri media, ascoltate anche noi, abbiamo accesso anche ad altre fonti, altrettanto autorevoli. Il ruolo di Sputnik e RT è quello di creare un dibattito all’interno dei Paesi occidentali, riguardo le vicende internazionali. Il ruolo che hanno Sputnik e RT nel raccontare la crisi ucraina e la crisi siriana è stato di fondamentale importanza per far capire al pubblico che la versione della storia raccontata dagli occidentali non era l’unica, ma c’era anche un’altra versione. Ognuno poi è libero di seguire la propria opinione e di credere quel che vuole.

Leggi tutto: http://it.sputniknews.com/politica/20151021/1393882/sputnik-rt-occidente-liberta.html#ixzz3pDgPghTp