Dal 29 settembre è in onda sulle reti televisive nazionali il nuovo spot della COOP, dal titolo “Una buona spesa può cambiare il mondo”: un carrello gira per l’orbe terracqueo ripulendo il mare dalla plastica, dando da bere ai braccianti nei campi, liberando le galline dalle gabbie ed un cetaceo dalle reti, fermando le macchine che spargono i pesticidi, addirittura invertendo gli effetti dei cambiamenti climatici in Antartide. Il tutto condito da una musichetta dolce come una ninnananna.

Ho sempre diffidato del capitalismo con la faccia buona: preferisco quello che mostra i denti aguzzi, preferisco quello che non mente. Le pubblicità un tempo dei Benetton, con i loro bambini dagli svariati colori, ed oggi quelle della Ferrero con le famigliole perfettine che si svegliano al mattino e si ingozzano di merendine o di Nutella con l’olio di palma, oppure quelle della Conad con quel dipendente che porta la bambolina a casa della cliente o che addirittura si ferma a cena da noi, proprio non le digerisco.

Ma torniamo alla COOP. Per comodità, solo per comodità, capita che la spesa noi la si faccia in un ipermercato dei “compagni” (almeno, un tempo si definivano tali, oggi non so). Di recente ci è capitato di avere bisogno di alcune teste d’aglio. Cerchiamo di non acquistare prodotti che vengono dall’estero. Aglio in Italia direi che ce n’è a bizzeffe, anche di rinomati. Noi viviamo a Torino, in Piemonte c’è l’aglio di Caraglio; in Liguria quello di Vessalico, più in là, volendo, c’è l’aglione di Valdichiana. Bene, nel reparto c’era solo aglio straniero. Ci siamo detti “compriamo quello biologico, sarà pure italiano”. No, era aglio biologico della COOP prodotto in Argentina. Davvero mi piacerebbe sapere dove sta il senso di produrre aglio biologico e poi fargli attraversare mezzo mondo, con relativo inquinamento, di nave o aereo poco importa.

Altro esempio. Qualche giorno fa ero a Palermo per un convegno. Al mercato di Ballarò vendevano ottimi manghi siciliani (sarà il cambiamento climatico che permette ad avocado e mango di crescere rigogliosi in Trinacria? chissà…). Il costo? 3,50 euro al chilo. Rientriamo in Italia ed alla COOP diamo un’occhiata al reparto frutta. C’è un solo tipo di mango: viene dal Perù e costa circa 8,50 euro al chilo. 

Capisco che i compagni non siano più quelli di un tempo, capisco che siano appieno inseriti nella globalizzazione, capisco che per loro possa essere populista difendere l’economia italiana, capisco tutto ma almeno che ci avanzino i loro spot zuccherosi. Almeno quello.