“Voglio bene agli americani, qualunque sia il colore della loro pelle, e l’ho provato cento volte, durante la guerra. Bianchi o neri, hanno l’anima chiara, molto più chiara della nostra. Voglio bene agli americani perché sono buoni cristiani, sinceramente cristiani. Perché credono che Cristo sia sempre dalla parte di coloro che hanno ragione. Perché credono che è una colpa grave aver torto, che è una cosa immorale aver torto. Perché credono che essi soli son galantuomini, e che tutti i popoli d’Europa sono, più o meno, disonesti. Perché credono che un popolo vinto è un popolo di colpevoli, che la sconfitta è una condanna morale, è un atto di giustizia divina”.

Curzio Malaparte

Quando Obama parlò a dissuadere sull’intervento in Siria ai suoi cittadini invocò, come ogni statesman di tessuto suole fare, il senso di specialità insito nella politica estera americana, il quid what makes America different, it’s what makes us exceptional, come a trovare spiegazione tautologica a quel complesso totalitario, forse infantile ed immaturo, di dominar il mondo intero.

Sono così gli americani e nulla mai potrà cambiarli, con quel loro prognatismo arrogante e bullesco, di chi tutto può e a nessuno risponde. Il mondo, la geografia, la geopolitica non sono però una partita di Risiko bensì un precario castello di carte, un perenne ricercare equilibrio di interessi economici e politici cui sempre va anteposto l’interesse nazionale ovvero del popolo. Gli americani eccedono da tale interesse, tracotanti superano i limiti etici dello spionaggio, dell’intelligence, dispiegano agenti di stato, schierano ufficiali imperiali, satrapici vigilano su ogni angolo di terra emersa. With God on My Side, che poco differisce dal Gott Mit Uns del reich, sorridono affabili, subdoli si sporcano le mani.

A questo si deve riportare con tutti i mezzi sostenibili: commissioni d’inchiesta, interrogazioni diplomatiche, mezzi PESC di politica europea. Occorre, per la prima volta dal 45, elevare il livello della dialettica politico- affaristica con gli Stati Uniti, tentare strenuamente di barricare le difese, siano esse politiche, economiche, culturali (sic!), sociali. Nessun paese al mondo può avere l’ardire di pretendere il capillare controllo informatico di ogni movimento estero, spiare Capi di Stato di altri paesi, immischiarsi- letteralmente- negli affari altrui, nella rielaborazione anni duemila del mors tua vita mea romano, di intavolare meschinamente i destini di tutto il Pianeta.

“My working and personal relationship with President Obama is marked by growing trust. I appreciate this. I carefully studied his address to the nation on Tuesday. And I would rather disagree with a case he made on American exceptionalism, stating that the United States’ policy is “what makes America different. It’s what makes us exceptional.” It is extremely dangerous to encourage people to see themselves as exceptional, whatever the motivation. There are big countries and small countries, rich and poor, those with long democratic traditions and those still finding their way to democracy. Their policies differ, too. We are all different, but when we ask for the Lord’s blessings, we must not forget that God created us equal”.

Vladimir Putin